Nel "Giorno della Vittoria", celebrato a Mosca in tono minore, filtrano sondaggi punitivi per Vladimir Putin. Già, lo Zar sembrerebbe non essere più tale: il suo popolo lo mette in discussione, non è più il leader inscalfibile e osannato dalla Russia. Un segnale che emerge non soltanto dal malcontento diffuso sui social e nei canali Telegram vicini all'area nazionalista, ma anche da rilevazioni effettuate da istituti considerati vicini al Cremlino.
Negli ultimi mesi la stretta sulle comunicazioni online e le limitazioni all'utilizzo di internet mobile hanno alimentato tensioni sempre più evidenti. Blogger, influencer e perfino figure che in passato avevano sostenuto apertamente la linea militare del governo hanno iniziato a criticare le scelte dell'esecutivo russo. Tra i casi più clamorosi c'è quello di Ilya Remalo, storico alleato di Putin, che su Telegram ha elencato le ragioni della sua opposizione al presidente russo, prendendo apertamente le distanze dal Cremlino.
A fotografare il calo di consenso sono anche i numeri. Secondo un sondaggio pubblicato il primo maggio dalla Fondazione per l'Opinione Pubblica (FOM), il 73% dei cittadini approva ancora l'operato del Cremlino. Un dato che, pur restando elevato, rappresenta il livello più basso registrato dall'inizio della guerra in Ucraina. Nel 2022, durante la fase iniziale dell'invasione, l'indice era precipitato al 71%.










