di
Giorgio Terruzzi
Il velista e l’alpinista fianco a fianco nel progetto-viaggio «Endurance Italia». Lungo il periplo, tra scalate e regate, per sensibilizzare al rispetto della natura
Il progetto è un viaggio. Il viaggio ha un nome: «Endurance Italia». Il periplo della penisola scalando le montagne più alte di ogni regione - dai 1.151 metri del Monte Cornacchia, in Puglia, ai 4.810 metri del Monte Bianco in Valle d’Aosta - muovendosi a piedi, in bici, in barca a vela. Lo sta compiendo Hervé Barmasse, aostano, classe 1977, alpinista di fama mondiale, che ha chiesto a Giovanni Soldini, milanese, classe 1966, di accompagnarlo via mare con il suo amatissimo «Elmos», dalla Sardegna alla Sicilia, alla Calabria. Vento e vele per i collegamenti, la cucina di bordo sempre attiva grazie alle prodigiose ricette con pentola a pressione di Giovanni.
Sono amici, sono entrambi testimonial della onlus Amref Health Africa, condividono la necessità di dare un senso profondo, più compiuto, al loro fare. Di questo soprattutto hanno parlato durante le traversate: l’impresa sportiva connessa, se possibile, alla sostenibilità, alla salvaguardia di ciò che ci circonda, ad una ricerca tecnologica trasferibile a ciascuno di noi. Barmasse ne è convinto da tempo: «Questo progetto che va inteso proprio cosi. Perché un alpinista decide di andare sulla Gallinola, o Punta Giulia, che sono delle camminate? Perché muoversi significa cogliere una visione semplice e utile, esplorare ciò che ci circonda ricavando gusto ed esperienze. Da un alpinista ci si aspetta che vada sull’Everest. Per me conta un messaggio diverso, un invito a compiere piccole imprese accessibili e preziose, applicando fantasia e creatività. Io sto percorrendo 6 mila chilometri: chiedo di farmi compagnia, magari per 6 chilometri, anche meno, e trovo risposte da molte persone che non cercano la prestazione ma che scoprono un luogo, una parte di se stessi, una sensibilità più responsabile nei confronti della natura». È un punto di vista che Soldini riconosce all’istante: «Con Hervé condividiamo da tempo una responsabilità che viene dall’attenzione a ciò che accade sul Pianeta e quindi agli uomini visto che la salute dalla territorio è connessa alla salute delle persone». «Va benissimo una regata transoceanica - prosegue Giovanni Soldini - ma c’è una parte di noi che in qualche modo ci chiama a fare di più: abbiamo la fortuna di vivere in mezzo alla natura e di assimilare una quantità di tematiche e informazioni da condividere con gli altri».







