di Paolo Beltramin

A piedi, in bici e in barca: l’alpinista valdostano (l’ultimo grande secondo Messner) ha percorso 4.250 km e 81 mila metri di dislivello spostandosi solo con mezzi privi di motore. «L’avversario più duro? Il caldo»

È partito il 4 giugno da Cala Gonone, sulla costa orientale della Sardegna. Prima tappa in cima a Punta La Marmora, a 112 km di distanza e 1.834 metri più in alto. Un mese dopo Hervé Barmasse è arrivato a Trieste, dove ha concluso la sua ultima avventura, «Endurance Italia»: 4.250 km percorsi, oltre 81 mila metri di dislivello, utilizzando solo mezzi «by fair means», come si dice in gergo. Ovvero senza usare veicoli a motore, nemmeno elettrici. L’alpinista valdostano si è mosso solo a piedi, in bicicletta e in barca a vela per spostarsi dalle isole al «continente». Barmasse si era dato una missione tutto sommato semplice. Almeno da spiegare a parole: doveva attraversare tutta l’Italia raggiungendo la vetta della montagna più alta di ogni regione. E ce l’ha fatta, dopo 31 giorni di viaggio consecutivi – senza nemmeno uno di riposo, come fanno quei pivellini del Tour de France – mettendo in fila montagne leggendarie come l’Etna e il Gran Sasso, il massiccio della Bernina e la Marmolada, fino al Monte Coglians, in Friuli.