Francesco Boccia ieri ha ufficializzato quello che su Linkiesta da tempo definiamo il “partito unico Pd-M5s-Avs”. Ha detto il capigruppo del Pd al Senato: «Pd, Movimento 5 stelle e Avs rappresentano un blocco politico e assolutamente aperto alle alleanze».
La nozione bocciana di “blocco” è la traduzione in parole della catacombale foto all’osteria di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, il “primo cerchio” dell’alleanza che verrà graziosamente consentita a Italia viva e alle altre forze che lo vorranno, magari dopo aver superato l’esame all’applausometro della Fiom. Tutto si può dire tranne che non sia una linea chiara. Il partito unico Pd-M5s-Avs non solo dà le carte, ma è talmente autoreferenziale che potrebbe persino essere autosufficiente. Accecati dall’ottimismo, ormai ci credono.
Ma non si tratta solo di geometrie politiche. Le parole di Boccia rimandano alla questione vera, che è quella del profilo dell’alleanza e dunque della proposta dell’alternativa: se il timone è nelle mani del partito unico Pd-M5s-Avs va da sé che il programma sarà molto squilibrato. Poi ci sono gli altri: gli alleati, gli interlocutori, gli ospiti. Benvenuti, naturalmente. Purché sappiano qual è il posto assegnato loro a tavola. Perché a capotavola ci sono gli altri.














