RONCADE (TREVISO) - Serviranno ancora almeno venti giorni per ottenere risposte sui profili genetici raccolti sulla scena del crimine, sotto i portici di via Roma, a Roncade. Ieri, nel laboratorio di Parma, è iniziata l’analisi del Reparto investigazioni scientifiche sui reperti dell’omicidio di Sandra Casagrande, uccisa con 22 pugnalate il 29 gennaio 1991. Il plico contenente gli oggetti raccolti quella sera è stato aperto ed esaminato ieri mattina per la prima volta, ma solo per una fase esplorativa. Si tratta, in sostanza, di una prima ricognizione delle condizioni dei reperti, del loro stato di conservazione e, di conseguenza, della loro attendibilità. Nei prossimi giorni gli esperti preleveranno nuovamente il dna presente sul reggitenda, così come quello sul coltello e sulla forbice, per poi cercarne altro sugli altri oggetti, in particolare sulle armi del delitto.
L’obiettivo è capire, ora che il profilo maschile è stato associato a un nome e a un cognome, se vi sia altro materiale in grado di collegare l’unico sospettato alla scena del crimine. Dalla Procura, però, è chiaro: per ottenere risposte — quelle che potrebbero portare a processo l’unico indagato, il 57enne di San Cipriano Paolo Gorghetto — servirà ancora tempo. Secondo gli inquirenti, saranno necessari almeno altri venti giorni per ottenere risultati attendibili e confrontarli con quelli già acquisiti in passato. Venti giorni per capire se, oltre alla macchia ematica sul reggitende (l’unica di cinque appartenente al presunto killer), esistano altri elementi capaci di ricondurre al sospettato o di indurlo a parlare. Non ha saputo o voluto spiegare perché il suo sangue fosse lì. Perché, oltre al profilo genetico compatibile, a insospettire la Procura è stata anche la sua decisione di rimanere in silenzio. Alla stampa, invece, l’uomo si è detto «estraneo alla vicenda», pur senza negare di aver conosciuto la donna come tanti altri clienti della pasticceria. Sandra Casagrande, distrutti indumenti e prove della scena del delitto: «Odore non sopportabile» LE RICOSTRUZIONI Stando alle ricostruzioni del tempo, quindi di 35 anni fa (più volte riviste, corrette e riproposte negli anni), quella notte il killer si era ferito con lo stesso coltello con cui aveva colpito più volte la donna, prima di passare a una forbice da sarto e continuare a colpire furiosamente. La lama dell’arma da taglio si era infatti spezzata, ferendo l’accoltellatore sul palmo, all’altezza dell’impugnatura. Uno dei sospettati del tempo, proprio per quest’ipotesi, era finito nel mirino proprio per via di una cicatrice alla mano, che però diceva di essersi fatto altrove. Se la ricostruzione del ferimento del killer fosse confermata, oltre alla macchia di sangue caduta sul reggitende, la stessa traccia ematica dovrebbe trovarsi anche sulla lama spezzata del coltello da cucina. Le nuove analisi dei Ris potrebbero dimostrare questa versione oppure smentirla. Gli inquirenti confidano nell’utilizzo delle nuove tecnologie in dotazione ai Ris per la raccolta del dna, sistemi che al tempo dell’apertura delle indagini non esistevano e, con la riapertura del caso nel 2010, erano comunque soltanto agli esordi.






