David Cameron pensava di sbarazzarsi della destra più radicale con il referendum sull’Unione europea ed è finito annunciando le sue dimissioni, fischiettando, il 24 giugno di dieci anni fa, il giorno dopo la vittoria del Leave.
Theresa May pensava di fare la Brexit e ha finito per mettersi in casa, convinta di poterlo controllare, il più grande critico del suo accordo.
Ovvero Boris Johnson, che l’ha rimpiazzata tre anni dopo l’inizio del suo mandato, ha negoziato un accordo con l’Unione europea con modi e toni che a Bruxelles difficilmente dimenticheranno, ed è caduto sulle feste durante la pandemia mentre il Paese era in lockdown.
Poi Liz Truss, che in 50 giorni al numero 10 di Downing Street ha visto morire la regina Elisabetta II (il cui primo premier fu Winston Churchill, tanto per dare la misura) e i mercati impazzire dopo il suo mini-budget.
Rishi Sunak ha chiuso 14 anni di governo conservatore senza avere molte chance di riconferma alle elezioni del luglio 2024, che hanno visto il ritorno al potere dei laburisti.











