Imola, 23 giugno 2026 – Dopo il clamore suscitato dal caso SanpaImola, e in attesa di sviluppi della vicenda, l’obiettivo si sposta sul tema dell’iper-competitività tra bambini e adolescenti. Dai banchi di scuola ai campi da gioco, i giovanissimi sono costantemente sottoposti a standard elevati, spesso imposti dagli adulti. Le parole della dottoressa Simona Chiodo, neuropsichiatra infantile, Direttrice della Uoc Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’AUSL di Bologna, aiutano a capire come l’ossessione per l’obiettivo stia trasformando l’infanzia e l’adolescenza.

Baby calciatori esclusi

Dottoressa, come sta cambiando il modo in cui i bambini vivono le loro attività, a partire da quelle sportive?

“Il punto centrale è che la società moderna sembra allenare i bambini e le bambine alla prestazione fin da piccolissimi. Questo fenomeno non riguarda solo lo sport, ma si estende alla scuola, alle attività extrascolastiche e, purtroppo, anche alle relazioni sociali. Il rischio maggiore è che noi adulti tendiamo a misurare il valore personale dei ragazzi esclusivamente in termini di risultati raggiunti”.

Dal punto di vista dello sviluppo neuropsichiatrico, che impatto ha questo approccio sulla mente di un bambino?