Sì, d’accordo, formalmente si indaga per incendio colposo, nel senso che la pista principale viene ricondotta a una sigaretta lanciata nelle sterpaglie o al cattivo funzionamento di un condizionatore esterno all’ospedale. Ma è anche vero che in questa storia nessuna ipotesi viene esclusa. Anzi: per essere più diretti, la pista dolosa resta decisamente al vaglio degli inquirenti. C’è una traccia che non è sfuggita agli uomini della scientifica dei vigili del fuoco, occhi troppo esperti per non svolgere approfondimenti mirati. Lì, sul luogo del probabile innesco dell’incendio all’Ospedale del Mare, sono stati trovati dei reagenti che hanno impresso una accelerazione alle fiamme. Sostanze chimiche che una manina potrebbe aver gettato in una zona dell’ospedale caratterizzata da sterpaglie, cumuli di legno abbandonato da oltre un anno. Strana storia a Ponticelli.
LA TEMPISTICA Sono da poco passate le cinque di domenica pomeriggio, quando lingue di fuoco si levano fino ai piani alti della cittadella ospedaliera. È il primo giorno di estate, pomeriggio rovente, nessuno ferma le fiamme. In pochi minuti il rogo divora la parte esterna dell’ospedale, con il fumo che entra nei padiglioni di emergenza (tra pronto soccorso e medicina di urgenza), rendendo necessaria l’evacuazione di ben 180 pazienti. Fiamme inarrestabili. Il cappotto termico non tiene, sembra completamente inefficace rispetto alla propagazione del calore. È evidente la spinta verso l’alto del rogo. Clima secco, mancanza di argini, neanche fossimo nel bar di Crans Montana (dove il soffitto era dotato di un cappotto termico assolutamente inadeguato). Decisivo l’arrivo dei vigili del fuoco, che riescono a limitare i danni. E che individuano qualcosa di strano, di sospetto. C’erano reagenti sul posto. Sì, d’accordo, siamo in un ospedale, dove la presenza di materiale chimico o farmaceutico in grado di accelerare le fiamme può essere spiegata in mille ragioni. Ma è anche vero che risulta difficile immaginare che qualcuno possa aver abbandonato per errore reagenti tra sterpaglie e pezzi di legname. IL POOL Verifiche in corso. Al lavoro il pm Claudio Siragusa, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Antonio Ricci, il fascicolo è contro ignoti. E, ipotesi di scuola, si ragiona su un’ipotesi accidentale, colposa, in vista di un’informativa capace di mettere a fuoco l’innesco e le possibili cause del rogo. Vuole chiarezza in primis il governatore Roberto Fico: «La Regione Campania e la direzione dell’Asl istituiranno una commissione terza e indipendente che avrà il compito di approfondire la vicenda e di individuare eventuali criticità». LE RESPONSABILITÀ Ma torniamo all’esterno della palazzina DH3, in una zona che qualcuno aveva il compito di tutelare. Lasciando per il momento sullo sfondo la ricostruzione di inneschi o moventi, c’è un dato di fatto: nessuno aveva avuto la lucidità di rimuovere quelle pedane di legno. Erano lì da almeno un anno, abbandonate all’incuria al termine di un intervento di restyling nella struttura. Capire chi avesse la responsabilità dell’area è uno degli obiettivi della doppia indagine, quella penale e quella interna di Asl e Regione. Da queste parti, la sicurezza non può essere un argomento secondario. È uno dei punti su cui batte il parlamentare Francesco Borrelli (Avs), che insiste: «Massima fiducia negli inquirenti, ma è doveroso porsi domande sulla sicurezza e sulla gestione dei materiali. Se venisse confermato che il rogo ha preso corpo nell’area di carico e scarico a causa di pedane in legno e imballaggi lasciati incustoditi, saremmo di fronte a una gravissima leggerezza nella gestione della sicurezza dei luoghi. Non è tollerabile che materiali altamente infiammabili restino esposti in aree sensibili di un presidio ospedaliero d’eccellenza, diventando un potenziale innesco». LE IMMAGINI Dunque, un caso aperto, tutto da approfondire. Nelle ore immediatamente successive all’incendio, si è deciso di non procedere al sequestro dei luoghi. Ci sono state operazioni di spegnimento delle fiamme (che hanno divorato soprattutto la coibentazione esterna della palazzina), poi di rimozione del pericolo e il tentativo di rimettere in sicurezza l’area. Eppure gli uomini dei vigili del fuoco sanno come muoversi in questi scenari. Sono abituati a isolare i particolari, lavorare sugli indizi, mettere in risalto eventuali tracce. Scenario complesso, che ruota su alcuni punti fermi. Uno di questi riguarda la presenza dei reagenti. Materiale sospetto. Strano caso all’Ospedale del Mare: fiamme alte, non si esclude la presenza di una manina. C’era qualcuno in zona? Si lavora sulle immagini consegnate dal sistema di videosorveglianza, si punta a svolgere un accertamento su tutti: identificare le sagome che si sono mosse nei pressi della palazzina andata in fiamme, nell’ora più calda del solstizio di estate.












