di
Greta Privitera
Trump: «Il blocco navale è stato più utile delle bombe». Ghalibaf: «In arrivo 12 milioni per noi»
DALLA NOSTRA INVIATALUCERNA - Gli iraniani al mattino, gli americani nel pomeriggio. Le auto lasciano il Bürgenstock Resort di Lucerna dopo diciotto ore di negoziati che per un tratto hanno rischiato di saltare. Da una parte Abbas Araghchi e Mohammad Bagher Ghalibaf, dall’altra JD Vance con Jared Kushner e Steve Witkoff. In mezzo Qatar e Pakistan, che tengono insieme il tavolo e alla fine parlano di «progressi incoraggianti», di un primo round «produttivo» e di una tabella di marcia per un accordo entro sessanta giorni. È stato istituito un comitato di alto livello sui dossier principali - nucleare, sanzioni e meccanismi di monitoraggio anche per prevenire incidenti nello Stretto di Hormuz — e una struttura per seguire quello che accade in Libano.
Non era scontato arrivarci. Domenica, mentre le delegazioni lavoravano per trovare un terreno comune, i post su Truth di Donald Trump hanno fatto tremare negoziatori e negoziati. La delegazione iraniana si è alzata e ha lasciato la stanza. E per ore i colloqui sono rimasti sospesi.













