L’annuncio è arrivato dal quartier generale delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbiya, proprio mentre da Washington il vicepresidente americano JD Vance confermava l’intenzione di partecipare ai negoziati tra Stati Uniti e Iran in programma, a partire da domani, al resort Bürgenstock di Lucerna, in Svizzera. «Lo Stretto di Hormuz è stato chiuso in risposta alle palesi violazioni degli accordi sul cessate il fuoco nel Sud del Libano, il primo punto del Memorandum». A neppure tre giorni dalla firma del documento in 14 punti che suggellava la fine della guerra degli Usa contro l’Iran e l’avvio di nuove trattative, lo strategico passaggio marittimo appena riaperto potrebbe di nuovo essere stato serrato. Il comunicato avverte: «Questo è solo il primo passo. Se l’aggressione continua, seguiranno altre misure».Il passo indietro è arrivato dopo la ripresa del fuoco incrociato tra l’esercito israeliano ed Hezbollah nel sud del Paese dei cedri, l’altro fronte della guerra contro l’Iran, che un’altra tregua, venerdì, ha invano cercato di spegnere per non far naufragare i colloqui in Svizzera. L’Iran non ha abbandonato il tavolo. Una foto diffusa sui social dal ministero degli Esteri, ha ripreso Abbas Araghchi, il numero uno della diplomazia degli ayatollah, mentre, saliva sulla scaletta di un aereo della Repubblica islamica diretto a Lucerna. Un suo portavoce, tuttavia, non ha perso l’occasione per chiarire: «Non siamo ancora nella seconda fase dei colloqui per l’accordo definitivo con gli Usa perché, come previsto dalle clausole 1, 4, 5, 10 e 11 del Memorandum, questi cominceranno con l’attuazione degli impegni presi». Lo ricordiamo: la fine «immediata e permanente» delle operazioni militari «su tutti i fronti», anche in Libano, è l’incipit del Memorandum. La delegazione iraniana sarà in Svizzera, domani, per esigere il rispetto di questa condizione. «Altrimenti – ha sottolineato Esmail Baghaei, portavoce di Araghchi – l’intero accordo sarà compromesso».Jared Kusher e Steve Witkoff, gli inviati “di pace” del presidente americano Donald Trump sono già a Lucerna a preparare i colloqui. Il capo della delegazione americana è il vicepresidente Vance che dovrebbe arrivare in Svizzera oggi per incontrare Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento di Teheran, alla guida della squadra dei negoziatori iraniani. A mediare, ancora una volta, funzionari di Pakistan e Qatar. La cronaca di questi quattro mesi di guerra insegna, però, che, fino all’ultimo momento, tutto può cambiare. Intervistato da Fox, Vance, determinato ad arrivare entro due mesi a un accordo definitivo con il regime, ha minimizzato la portata dell’annuncio sulla richiusura dello Stretto: «Non ci sono prove», ha detto. Poi, però, ha tenuto a sottolineare che a Hormuz «ci sono molte mine». Rassicurazioni sono arrivate anche dal Comando Centrale degli Stati Uniti secondo cui «lo Stretto è aperto» e «il traffico continua a fluire». Sarebbero 55 le navi che, ieri, lo hanno attraversato. «Monitoriamo la situazione – ha precisato una nota – per garantire che ciò continui». A far risalire la tensione è stata anche una dichiarazione rilasciata dall’agenzia di stampa Tasnim, affiliata alle Guardie Rivoluzionarie, secondo cui lo Stretto dovrebbe rimanere chiuso fino a quando non verranno svincolati i 12 miliardi di dollari di asset iraniani congelati.A “salvare” il vertice di Lucerna è arrivato da Tel Aviv un nuovo cessate il fuoco sul Libano meridionale (il sesto in poche settimane). A ordinarlo, così ha ricostruito Channel 12, sarebbe stato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz «in coordinamento» con l’Amministrazione Trump. Lo stop agli attacchi con missili e droni, che non si traduce in un ritiro dalle aree occupate, è arrivato dopo un’intensa offensiva. Secondo i media libanesi, il bilancio delle vittime mietute solo ieri, nell’arco di 12 ore, è stato di almeno 38 persone in 22 villaggi. Il giorno prima, a morire erano stati in 83. Un attacco dell’aviazione israeliana ha colpito un’abitazione a Sohmor, nella Bekaa occidentale, mentre una famiglia si trovava all'interno, uccidendo quattro persone. Il Centro Operativo di Emergenza Sanitaria libanese ha inoltre comunicato che un raid a Qanarit, nel distretto di Sidone, ha causato la morte di almeno nove persone e il ferimento di altre 13. Per l’Idf si è trattato di un intervento difensivo innescato dal lancio da parte di Hezbollah di più di 50 ordigni contro le forze israeliane dislocate nel sud del Libano. Le parti hanno continuato a rimbalzarsi la responsabilità delle violazioni della tregua da cui, è sempre più chiaro, dipende l’esito del vertice di Lucerna.