Il nuovo ct e riallacciare i rapporti con una parte della politica: sono le priorità di Giovanni Malagò, neo presidente della Federcalcio. Ma sul commissario tecnico, dopo l'interregno di Silvio Baldini, prova il più classico 'catenaccio' all'italiana. "Non ho ancora parlato con nessuno dovete credermi", dice nella conferenza stampa d'insediamento prima di andare subito a prender possesso del suo nuovo ufficio in Federcalcio. Lì, studierà anche le carte e i bilanci della Figc per capire il margine di manovra a disposizione: dal favorito Mancini al nome di Conte, passando per l'ipotesi carta coperta, tutto e' possibile.
"Intanto da adesso ci cominciamo a mettere la testa - spiega Malagò, subito dopo l'elezione -. Certo il tempismo è incredibile, perché domani ho un aereo all'alba per Losanna per una sessione di tre giorni del Cio e vanno visti anche gli aspetti finanziari. Ma prometto che ci lavorerò h24". A chi gli chiede invece il profilo che il ct dovrà avere, non ha dubbi: "A prescindere dal suo curriculum dovrà abbracciare quest'avventura in tutto e per tutto". Esclude - almeno al momento - l'idea di un commissario tecnico 'da filiera'. "In un altro momento storico avrei sposato quell'idea, un po' com'è stato per Bearzot, Vicini, Valcareggi o Pozzo. Ma oggi è più difficile ragionare in questo modo con tutta questa pressione dell'opinione pubblica". Resta in piedi anche l'ipotesi di un "presidente del Club Italia diverso dal presidente federale", ovvero di una sorta di dirigente responsabile dell'area tecnica. Anche qui i nomi sono tanti, anche diversi per storia ma accomunati dalla lunga esperienza: Paolo Maldini, Claudio Ranieri, Luca Bergamini.











