"Non sono un Papa nero ma uno di voi. Voglio portarvi verso una nuova epoca del calcio italiano", ha detto il neo-eletto presidente durante il suo discorso che ha anticipato le votazioni"Non sono un Papa nero ma uno di voi. Voglio portarvi verso una nuova epoca del calcio italiano", ha detto il neo-eletto presidente durante il suo discorso che ha anticipato le votazioniGiovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. All'ora di pranzo di un lunedì afoso, al Cavalieri Waldorf Astoria di Roma - l'hotel di lusso che affaccia sul Cupolone, sull'Olimpico e la sede del Coni - l'assemblea elettiva della Federcalcio ha scelto l'ex numero uno del Comitato olimpico nazionale con 68,58% dei voti (343), contro 29,17% di Giancarlo Abete, (e il 2,25% di schede bianca). Come previsto alla vigilia, Malagò ha centrato la maggioranza al primo scrutinio: per essere eletto era sufficiente il 50% più uno dei voti, che valgono in proporzione alla componente rappresentata, su un totale di 516. Nel frattempo, in mattinata è stato anche eletto il Consiglio federale, che avrà mandato quadriennale. In Serie A ci sono Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta; Antonio Gozzi in rappresentanza della Lega B; Giulio Gallazzi per la Lega Pro; Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini, Giuliana Tambaro per i dilettanti. Tra i calciatori Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno e Sara Gama, mentre tra i tecnici Giancarlo Camolese e Silvia Citta."Mi sono chiesto il motivo degli endorsement delle Leghe che mi hanno sostenuto, io ero titubante", ha detto Malagò durante il discorso che ha anticipato le votazioni. "Poi mi sono dato una risposta: per la mia storia, il mio curriculum. Ho sentito dire che è stato chiamato un 'Papa nero', uno straniero, ma io mi sento uno di voi. Sono fratello, padre, figlio di questa federazione“. Da lì, è passato a ricordare il suo curriculum e ha rivendicato il percorso seguito in carriera: "Sono figlio della Figc, ho cercato solo uno scopo, fare grande l’Italia. Così al Circolo Aniene vincente, così al Coni e a Milano-Cortina dove c’era da rischiare l’osso del collo e abbiamo inventato un modello che è di riferimento. Erano torri di Babele e abbiamo raggiunto l'umanità. Se dovessi essere eletto, vi chiedo di mettere da parte i personalismi. Voglio farvi sentire orgogliosi di andare verso questa nuova epoca del calcio italiano".Al suo discorso - il primo in ordine, per sorteggio - è seguito quello di Giancarlo Abete, durante il quale ha persino citato Vasco Rossi ("Il freddo quando arriva poi va via"), per poi commentare i motivi della sua candidatura: "È stato sbagliato il percorso che ha portato a queste elezioni. I nomi non hanno permesso di parlare dei problemi e dei programmi. Serviva una riflessione diversa e capire perché col 98% dei voti (riferimento all'elezione di Gravina, ndr.) non si sia arrivati ad un progetto, ad un traguardo". Poi, l'ex presidente della Figc ha elogiato la figura di Matteo Marani, presidente della Lega Pro ("Avremmo dato appoggio a una sua candidatura") e ha aggiunto su di sé: "Mi hanno insegnato ad essere un costruttore e non un distruttore".Romano, 67 anni, presidente del Coni dal 2013 al 2025 e del comitato organizzatore di Milano-Cortina, Malagò raccoglie l'eredità di Gabriele Gravina, dimessosi dopo l'eliminazione dell'Italia nel playoff contro la Bosnia, la terza mancata qualificazione di fila al Mondiale in corso. Per lui è un ritorno al vertice dello sport meno di un anno dopo che il governo gli aveva negato il quarto mandato al Coni. “Il calcio continuerà a essere in buone mani chiunque sia il presidente”, aveva detto in mattinata Gravina entrando in assemblea, per poi rivendicare di aver lasciato “un percorso di visione”.La corsa di Malagò è cominciata poco dopo il ko in Bosnia, quando il 13 aprile la Lega Serie A, compatta con la sola eccezione di Claudio Lotito, aveva indicato il presidente della fondazione Milano-Cortina come proprio candidato. Da lì, la maggioranza si è allargata in poche settimane. Il 30 aprile lo hanno seguito calciatori e allenatori, le due componenti tecniche che insieme pesano il 30% dei voti. Nello stesso periodo, il Comitato regionale lombardo si è sfilato dalla Lega nazionale dilettanti, il bacino di Abete che da solo vale il 34%, spostando su Malagò il suo 3,7%. A maggio è arrivato anche l’endorsement della Lega B con un altro 6% e, il giorno successivo, alla scadenza dei termini, la candidatura è stata depositata. Aggiunti al 17,1% della Serie A senza la Lazio, quei numeri gli assegnavano già sulla carta circa il 56% dei consensi, ancora prima del voto.Qualche ostacolo, però, non è mancato. All'inizio la politica, da Matteo Salvini al ministro per lo Sport Andrea Abodi, ha spinto per il commissariamento della Federazione. E a un certo punto è circolata persino una bozza di decreto che ne prevedeva uno “d’ufficio”, ma il provvedimento si è arenato presto, perché mancavano i criteri d'urgenza e andava rispettata l'autonomia dello sport. Più lunga è stata la questione della presunta ineleggibilità di Malagò, il cosiddetto pantouflage agitato fino a giovedì scorso. Chiamata a esprimersi dopo il via libera del Collegio di Garanzia dello Sport e su richiesta dello stesso Abodi, l'Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha messo un punto: la norma anticorruzione è inapplicabile, perché da presidente eletto Malagò non avrebbe con la Federcalcio rapporti di consulenza, collaborazione o impiego, gli unici che renderebbero illegittimo l'incarico. Il parere ha cancellato il rischio di ricorsi e ha sbloccato gli indecisi. A scaldare gli ultimi giorni ha contribuito anche una mossa del governo: il Consiglio dei ministri ha spostato l'1% della mutualità dei diritti tv dal Settore giovanile e scolastico della Figc alla Serie A femminile, irritando la Lega Pro e la Lnd di Abete.figc, chi sarà il prossimo ct? Mancini favoritissimoLa sfida con Abete non ha mai toccato toni aspri e si è giocata poco sui programmi, tanto da portare alcuni presidenti (come Lotito) e altre componenti, nel corso dei mesi, a rammentare questa mancanza. Malagò ha insistito sulla valorizzazione dei talenti italiani e del mercato interno, sul ripristino del vincolo sportivo, sul tax credit per i vivai e sullo snellimento delle procedure per i club che vogliono costruire nuovi stadi. Abete aveva puntato soprattutto sulla riduzione del numero dei club professionistici e sugli investimenti nei settori giovanili. Adesso si passa alla pratica, a cominciare dalla scelta del commissario tecnico per rilanciare una Nazionale reduce dall'ennesima delusione mondiale: la nomina richiederà qualche settimana e il favorito per tornare sulla panchina azzurra è Roberto Mancini, anche se Antonio Conte si era detto disponibile da tempo. Sui nomi della futura squadra federale, intanto, ha glissato Sara Gama, consigliera federale e vicepresidente dell'Assocalciatori indicata tra i possibili vice: “Non parlo di ruoli, sono tante le cose da fare”, ha detto entrando in assemblea, avvertendo che “non basta una figura sola a risolvere i problemi del calcio italiano”.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp