Giovanni Malagò succede a Giancarlo Gravina come n.1 in FIGC

Doveva essere Giovanni Malagò e Giovanni Malagò è stato, anche perché non c’era mai stato alcun avvicinamento alle posizione di Giancarlo Abete da parte della Lega Serie A, quella che comunque muove le fila. Le prime parole di Malagò sono state chiare: “Da solo non posso fare niente, con voi posso fare tutto”. Questi sono i due pilastri di quella che sarà la sua avventura in FIGC.

Da una parte c’è tutto il malaghismo, ovvero la capacità di coinvolgere le parti in causa grazie a un modo di fare le cose che partono o sembrano partire dalle esigenze dei singoli elementi per diventare sentire comune. E poi, allargando lo sguardo addirittura in senso storico, c’è la sfrenata voglia di compromesso che ha di sicuro fatto e salvato l’Italia, per cui può serenamente anche mettere mano al calcio italiano, così malandato e stanco. La voce della ragione dice che questa può e deve essere la scelta giusta, mettere intorno a un tavolo tutti perché tutti ci stanno perdendo da questa Serie A al limite del guardabile e da questa Nazionale per la terza volta consecutiva fuori dai Mondiali. Il buon vecchio compromesso ci salverà. Poi però la voce della realtà, diciamo la voce del presente sussurra altro: non è più tempo dei compromessi, in nessun settore della vita politica e sociale nel mondo (in realtà il nostro Paese è ancora in parte schermato) si sta decidendo con il compromesso, forse anche per le nostre piccole nugae calcistiche serve una magari ottusa ma chiara volontà di potenza dell’uno, che decide e se altri si mettono di traverso chiama la piazza social alla protesta contro i “poteri ancora più forti di lui”.