La carriera di Alan Greenspan non dovrebbe essere ricordata esclusivamente attraverso la lente della crisi del 2008. Né esclusivamente attraverso la lente della grande moderazione. Il suo contributo più grande è stato di natura intellettuale. Egli aveva compreso che le rivoluzioni tecnologiche generano sia una prosperità straordinaria sia un’incertezza straordinaria
Oggi il mondo ha perso uno dei più influenti responsabili delle politiche economiche dell’era moderna. Alan Greenspan è venuto a mancare all’età di 100 anni, dopo una carriera che ha plasmato i mercati finanziari globali per quasi due decenni. Ha guidato la Federal Reserve dal 1987 al 2006, affrontando il crollo del 1987, la crisi finanziaria asiatica, il default russo, il crollo del Long-Term Capital Management, il boom delle dot-com e le conseguenze dell’11 settembre. Per gran parte di quel periodo era conosciuto semplicemente come Il maestro. La storia, tuttavia, raramente emette verdetti semplici. Greenspan lascia dietro di sé un’eredità al tempo stesso straordinaria e controversa.
Ed è proprio per questo che oggi gli investitori dovrebbero studiarlo attentamente. Perché il mondo sta vivendo ancora una volta una rivoluzione tecnologica di portata simile a quella che ha caratterizzato gran parte del suo mandato.










