“Segregate” in una stanza, senza poter uscire e senza nemmeno aprire le persiane. È il dettaglio più inquietante emerso dopo il ritrovamento di Alisya e Sarah, le due sorelle di 16 e 12 anni scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e rintracciate sabato sera a Formia, in provincia di Latina. A raccontarlo è stato il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, che all’indomani del blitz dei carabinieri ha fornito nuovi particolari sulle condizioni nelle quali vivevano le due ragazze. La madre, il padre di lei e il compagno sono stati fermati per sequestro. “Le ragazzine erano segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv“, ha spiegato il magistrato durante la conferenza stampa convocata per fare il punto sull’indagine.

Le due sorelle si trovavano nell’abitazione di una zia materna, in un complesso di case popolari del quartiere Rio Fresco-Scacciagalline, a pochi chilometri dall’abitazione della madre. Un nascondiglio che gli investigatori hanno raggiunto al termine di quindici giorni di ricerche, verifiche e accertamenti condotti tra Abruzzo e Lazio.

Un epilogo che, almeno in parte, ha sorpreso gli stessi investigatori. “Eravamo pronti a trovarci davanti delinquenti o pazzi, abbiamo trovato una signora di 80 anni”, ha detto D’Angelo, riferendosi alla donna trovata all’interno dell’appartamento durante il blitz. Il procuratore ha voluto sottolineare anche il clima che ha accompagnato l’operazione. “Mi preme sottolineare con piacere che quando questa colonna di carabinieri ha attraversato il paese, la gente li osservava con piacere e soddisfazione“.