Così, per ringraziare il pubblico e gli addetti ai lavori, il Team Melli ha deciso di lasciare sulla lavagna tattica degli spogliatoi un bigliettino firmato dall’intera squadra: “Dall'antica Persia di migliaia d'anni fa all'Iran civile di oggi, lo spirito iraniano resta vivo e saldo”, recita il messaggio, scritto a mano e in inglese. “Siamo venuti qui a Los Angeles con orgoglio, abbiamo giocato con onore e ce ne andiamo con dignità. Grazie, Los Angeles, per la tua ospitalità. E grazie a ogni cittadino iraniano che ha dato il suo cuore, la sua voce e la sua anima per l'Iran in questi centottanta minuti. Che la pace, il rispetto e l'amicizia prevalgano tra tutte le nazioni”. Subito dopo il match, la delegazione ha lasciato gli Stati Uniti e si è diretta verso Tijuana, in Messico, sede del ritiro. Una consuetudine, viste le severe regole sui viaggi imposte all’intera nazionale e le tante polemiche susseguite già dalla prima partita.Nel frattempo, al di là dei sorrisi e degli applausi, ci sono state altre proteste. Come accaduto fin dai primi istanti della gara con la Nuova Zelanda, quando gli iraniani residenti negli Stati Uniti (della frangia pro Scià) hanno fischiato l’inno della Repubblica islamica. Così, anche fuori dal SoFi Stadium, un altro replay: centinaia di persone hanno manifestato contro il regime teocratico, sventolato la bandiera del Leone e del Sole (simbolo della rivoluzione del 1979), accusato chi portava quella della Repubblica islamica. E qualcuno si è presentato persino con quella di Israele.
Mondiali, i calciatori dell'Iran lasciano un biglietto negli spogliatoi dopo il match col Belgio: "Possano pace e rispetto prevalere tra i Paesi. Grazie Los Angeles per l'ospitalità"
Per ringraziare il pubblico e gli addetti ai lavori, il Team Melli ha deciso di lasciare sulla lavagna tattica degli spogliatoi un messaggio firmato dall’intera










