Parla il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D'Angelo, in conferenza stampa: «Tra i tanti difetti della mamma c'era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie»
«Quando le abbiamo trovate le due sorelle non hanno fatto salti di gioia, si sono chiuse nella stanza dove avevano vissuto fino ad allora». A raccontarlo è il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, nella conferenza stampa convocata all’indomani del ritrovamento di Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di 16 e 12 anni sparite dalla casa famiglia di Civitella Alfedenza e ritrovate la sera del 21 giugno a Formia nella casa dello zio materno, poco distante da quella della madre. «Vogliamo stare con la mamma», avrebbe detto la più piccola all’arrivo dei carabinieri. Solo dopo l’arrivo di un’assistente sociale avrebbe convinto le due ragazzine a lasciare la casa della parente. D’Angelo precisa: «Quello che dicono le bambine non ha un valore dal punto di vista giuridico».
È stata una videochiamata a segnare la svolta delle indagini e il ritrovamento delle sorelle. Secondo il racconto del pm D’Angelo, la mamma ha chiamato «un numero di telefono che era attenzionato intestato a un pachistano, facente parte di un gruppo di schede clandestinamente attivate a Napoli un paio di giorni prima della scomparsa».











