di
Fausta Chiesa
Il presidente di Leonardo e di Estra: «Russia, Venezuela, Iran sono tre crisi differenti ma danno la stessa lezione. Quando l’energia dipende troppo da fonti esterne e da rotte vulnerabili ogni tensione internazionale si trasferisce sull’economia»
«Anche l’energia ormaiè diventata un tema di sicurezza nazionale e uno snodo geopolitico. Lo avevamo visto con l’invasione dell’Ukraina da parte della Russia. Poi abbiamo assistito al blitz degli Usa in Venezuela. E lo abbiamo rivissuto, anche in questo caso con conseguenze dirette in Europa su fornitire e costi, con il conflitto in Medio Oriente. Serve un salto nella Ue. L’energia deve essere messa sullo stesso piano in Europa per affrontare uniti le emergenze». A parlare è Francesco Macrì, che ha un punto di osservazione privilegiato: la presidenza di Leonardo, dove è approdato a maggio di quest’anno con l’ultima tornata di nomine del governo ma dove già sedeva nel consiglio di amministrazione dal 2023, e quella della multi-utility Estra, di cui ha la presidenza esecutiva.
L’energia è uno dei principali fattori di competitività industriale. Possiamo considerarla anche una delle cause delle crisi internazionali? «L’energia non è la causa unica delle crisi internazionali, ma sempre più spesso ne rappresenta l’obiettivo o uno strumento di pressione. Le crisi possono nascere da diverse ragioni. Tuttavia, il controllo delle risorse, delle rotte e delle infrastrutture energetiche ne condiziona ormai molto spesso l’evoluzione. Lo abbiamo visto con il gas russo dopo l’invasione dell’Ucraina e lo abbiamo visto nuovamente con lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale, prima della guerra, transitavano circa 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi. L’energia è una risorsa strategica perché determina la capacità di un Paese di produrre, innovare, attrarre investimenti e mantenere in funzione i propri servizi essenziali. Chi può contare su forniture stabili e a costi competitivi è anche maggiormente in grado di salvaguardare le proprie infrastrutture critiche: reti elettriche, gasdotti, data center, telecomunicazioni, reti di trasporto, ospedali e apparati industriali. Per questo il confine tra energia e sicurezza nazionale è sempre meno netto. Una crisi energetica produce immediatamente conseguenze industriali, economiche e sociali. Riduce i margini delle imprese, frena gli investimenti, alimenta l’inflazione e rende più vulnerabile l’intero sistema Paese».








