Le tensioni tra gli Stati Uniti d’America e i suoi alleati (o ritenuti tali) non rappresentano episodi sporadici, bensì espressioni direttamente conseguenti di uno sviluppo relazionale più profondo e complesso: la transizione da un assetto unipolare a una configurazione policentrica ancora instabile, segnata da adattamenti e ridefinizioni di ruolo. L’attacco diretto da ultimo a Giorgia Meloni sul suo social Truth da parte di Donald Trump, ne è la rappresentazione plastica benché assomigli né più né meno che a una recriminazione capricciosa dal sapore infantile: «sta andando male in Italia in termini di popolarità» e ora, «dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l'Iran, vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i suoi consensi. No, grazie!!!».
Ammesso e forse non concesso che l’Iran sia stato effettivamente sconfitto, la risposta della Presidente del Consiglio Italiano è arrivata forte e chiara nel significare e chiarire, tra l’altro, che «essere sua amica non … ha certo aiutat (o)», e che piuttosto, «la (sua) popolarità dipende (va) dalla … capacità di difendere l'interesse nazionale italiano». Alleati si, ma con riserva dunque. Nell’arco temporale di uno scambio social sembra essersi consumata la storia di un Occidente non più “Occidente”. Probabilmente ancora esiste, ma solo nei termini incerti della sua dimensione geografica.










