Quando gli agenti della polizia e i necrofori se ne vanno e l’androne del palazzo di via Domodossola 66 resta vuoto. Natalia una residente si affaccia alla porta del suo appartamento: «Quella donna doveva essere aiutata di più, era andata in crisi dopo che si era lasciata con il marito. Ma mai avrei immaginato che potesse succedere una cosa così. E poi quella ragazzina, ma povera piccola, mi chiedo perché, perché….ma lei cosa ne poteva….». Poi l’emozione le spezza la voce e gli occhi diventano lucidi. Restano il silenzio e la disperazione in questo condominio di borgata Parella. Dove, ieri mattina, Mihaela Belecciu, 40enne, prima ha strangolato la figlia minore Isabella Cojocariu, studentessa di 13 anni e poi si è impiccata con una laccio al letto a castello. A fare la drammatica scoperta è stata l'altra figlia della donna, 19 anni, rientrata a casa in mattinata. Ha visto i due corpi in camera da letto. Poco dopo in via Domodossola è intervenuta un’equipe del 118 di Azienda Zero. La ragazzina era agonizzante, stesa sul pavimento. I medici e gli infermieri hanno tentato a lungo di rianimarla, ma poi il suo cuore si è fermato. «Improvvisamente abbiamo sentito delle urla, ma non riuscivamo a capire. Poi è arrivata la polizia, poi le ambulanze e tutto è stato chiaro. Non riesco ancora a capacitarmi, davvero, scusate...» - scuote la testa un pensionato che abita al secondo piano. Qual è stata la causa della tragedia Una tragedia devastante. Per gli investigatori della Squadra Mobile e delle Volanti della polizia, non ci sono dubbi. In uno scatto d’ira la madre avrebbe ucciso la figlia. Poi, probabilmente, resasi conto di quello che aveva fatto, si è tolta la vita. La figlia più grande è invece stata trasportata in ambulanza al pronto soccorso del Maria Vittoria in forte stato di choc. Accanto a lei ci sono i parenti e gli amici, con il supporto psicologico. Nelle prossime ore verrà sentita dagli investigatori, coordinati dal pm Roberto Furlan. Forse potrà aggiungere qualche dettaglio a quello che è successo. Gli inquirenti proveranno a cercare delle tracce sugli smartphone delle due vittime, per cercare almeno di ricostruire il dramma. Però, da quello che è emerso fino ad adesso, sembra che la 40enne non abbia lasciato lettere e non abbia inviato messaggi a nessuno. Per il momento gli investigatori non si sbilanciano. Che cosa ha stravolto la vita di Mihaela In via Domodossola hanno raccolto le testimonianze dei vicini di casa e dei parenti. Nessuno, però, hai mai sentito litigare in quell’alloggio al quarto piano. Dove, fino a qualche tempo fa, aveva anche abitato Mihai Cojocariu, il marito. Che tempo fa ha deciso di allontanarsi da quell’alloggio. Anche se sembra che tra i due i rapporti fossero buoni. «Lei è cambiata – raccontano dei vicini – ma non è mai stata lasciata sola dai suoi famigliari. Anche sabato sera era uscita per una passeggiata, tutto nella normalità insomma». Però, quello che sembra emergere dai primi accertamenti è il profondo stato di depressione in cui era caduta Mihaela dopo la separazione del coniuge, avvenuta poco tempo fa. «Comunque non era una che si abbatteva, era tutta casa e lavoro e stravedeva per quelle due figlie». Ma, probabilmente, per la 39enne, si era sgretolato il sogno della sua vita. Quello di una famiglia sempre insieme. Quella normalità della quale oggi si può trovare qualche traccia sul profilo Facebook che aveva insieme al suo ex in una foto scattata davanti al Duomo di Milano poco meno di quattro anni fa. Oppure andando indietro nel tempo, durante il periodo della pandemia, quando le persone erano costrette in casa. Sul balcone di quell’appartamento di via Domodossola si vede una bambina di spalle che suona una pianola.
Omicidio-suidicio di via Domodossola: “Mihaela doveva essere aiutata dopo la separazione”
I vicini di casa: «Non c’erano segnali, tragedia impossibile da prevedere»











