TORINO. «Mihaela era una donna forte. Non era la persona che si faceva scoraggiare facilmente. Era consigli e sorrisi, poi la storia del marito ha rovinato tutto. Non ha retto, è andata giù, ed evidentemente nessuno l’ha aiutata abbastanza. Nemmeno noi ci siamo davvero resi conto di quello che stava capitando». Nelle poche parole dei vicini di casa si intuisce il dramma che ha travolto la famiglia di Mihaela Belecciu, 39 anni. Orgini romene ma almeno vent’anni trascorsi a Torino. Qui sono nate le sue figlie, 13 e 19 anni. Lei faceva la colf, il marito lavora in proprio: «Aveva una piccola ditta». Le grida in quell’alloggio, al quarto piano di una palazzina con mattoni a vista nel quartiere Parella, prima periferia Nord, le hanno sentite tutti. Era la figlia più grande, che rientrata in casa si è trovata davanti l’orrore. La sorellina, Isabella, era stesa a terra. La madre quasi accanto a lei. Si era impiccata con un laccio al letto a castello. Ha gridato, ha chiamato i soccorsi: i medici hanno fatto il possibile per provare a salvare almeno la tredicenne, ma non c’è stato niente da fare. Con tutta probabilità, è stata strangolata. La diciannovenne, sconvolta, è stata accompagnata in ospedale.
Strangola la figlia di 13 anni e si impicca, i corpi scoperti dalla sorella maggiore
Torino, la donna si stava separando ed era seguita dai servizi sociali. Il giallo di un litigio la sera precedente










