Quando parliamo di questioni planetarie, come la crisi climatica, facciamo un incolpevole errore: pensiamo al futuro dell'umanità, non al nostro presente. Ci riferiamo a un orizzonte lontano, a qualcosa che riguarderà le generazioni future. Diciamo, per esempio, che badare all’ambiente è questione di generosità, di “quale futuro lasceremo alle prossime generazioni”. In realtà il riscaldamento globale e gli altri problemi che riguardano le risorse naturali e tutto ciò che ci gira intorno sono contemporanei.Ciò che riguarda il nostro futuro si decide oraQuesto nostro errore non ci fa riflettere e comprendere un fatto importante: gran parte delle decisioni che determineranno il clima e l'ambiente nei prossimi decenni si stanno prendendo proprio ora. Non si tratta di previsioni vaghe: sono scelte politiche, economiche e sociali che hanno già un calendario da rispettare, delle scadenze e delle conseguenze misurabili.Si decide oggi la quantità di emissioni globali di gas a effetto serra le cui conseguenze subiremo nei prossimi trent'anni. Secondo l'Agenzia internazionale per l'energia nel 2025 le emissioni legate all'energia hanno toccato un nuovo massimo storico, vicino ai 38,4 miliardi di tonnellate, circa il 5% sopra i livelli del 2019 (l'aumento totale nel 2025 è stato di circa 145 milioni di tonnellate). Significa che, nonostante la crescita della capacità installata da fonti energetiche rinnovabili, le emissioni non stanno ancora calando a livello globale. Eppure, ciò che conta per l’ambiente, è la diminuzione delle emissioni in termini assoluti, non relativi.Lo spartiacque, dunque, è racchiuso nell'arco di un paio di legislature: se le emissioni di gas serra inizieranno davvero a calare o se continueranno a crescere determinerà la parte del bivio che imboccheremo. E parliamo della soglia limite: quella che separa un aumento considerato accettabile, cioè entro la soglia di +1,5 gradi Celsius (°C) rispetto all’era pre-industriale, e un aumento inaccettabile, cioè oltre i +2°C con gli scenari peggiori oltre i +3°C. Ne va della vivibilità di vaste aree del mondo e del successo politico e pratico dell’ambientalismo globale. In altre parole, siamo alle battute finali per scoprire se la saga politica di cui parliamo ormai da decenni avrà un lieto fine o meno.Il nostro pianeta è limitatoA questo si lega un secondo punto, più scientifico che politico, ma con risvolti enormi sulle decisioni dei governi: lo stato dei cosiddetti "limiti planetari". Cioè i confini biofisici individuati dagli scienziati per definire uno spazio sicuro in cui l'umanità può continuare a vivere senza alterazioni irreversibili del sistema Terra. Anche su questo siamo al bilancio finale: nel 2025 sono stati pubblicati diversi report scientifici decisamente attendibili, secondo cui sette dei nove limiti planetari sono già stati superati, incluso per la prima volta quello dell'acidificazione degli oceani. Ci resta da capire se si riuscirà almeno a stabilizzare questi indicatori, o se altri confini verranno superati.Poi c’è un altro nodo che sta venendo al pettine: quello dell’energia. E qui le crisi geopolitiche hanno avuto un ruolo paradossale: hanno accelerato la transizione più di molte politiche climatiche. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina e lo stop (più o meno) delle forniture di gas da Mosca, l'Unione europea ha investito in rinnovabili e provato a spingere sull’efficienza energetica con il piano REPowerEU, riducendo in modo strutturale la domanda di gas: in Italia il consumo è calato del 16% tra il 2021 e il 2025.Qualcosa di simile è successo con la crisi nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante del gas liquefatto qatariota: secondo alcune analisi, la diffusione di auto elettriche e fotovoltaico nel 2025 ha già compensato un consumo di petrolio paragonabile al 70% delle esportazioni iraniane. Le cose stanno succedendo in fretta.Il fronte delle CopNon è finita. C’è il fronte diplomatico: le conferenze sul clima (Cop) si tengono ogni anno, da trent'anni, quindi il giro delle lancette della diplomazia climatica globale è fatto di dodici mesi. L’eventuale tenuta del diritto internazionale e le capacità residue di cooperazione tra nazioni le vedremo già a breve: la prossima Cop, la trentunesima, sarà in Turchia, sulle coste del Mediterraneo, ad Antalya.L'ultima, quella brasiliana di Belém, si è chiusa con un'intesa al ribasso, che prevede di triplicare entro il 2035 i finanziamenti per l'adattamento dei paesi più vulnerabili, ma senza impegni vincolanti sull'abbandono dei combustibili fossili. Il punto chiave ora è diventato questo: o le Nazioni Unite, che oggi sono attraversate da tensioni notevoli, riusciranno a trasformare questi impegni di principio in azioni davvero vincolanti, oppure le Cop finiranno per essere percepite come appuntamenti rituali con scarsa capacità di incidere.Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, durante una conferenza stampa di presentazione del Piano industriale Green Deal a Bruxelles, Belgio
Il futuro dell'umanità lo stiamo scrivendo ora
Clima, energia, limiti planetari e diplomazia internazionale non appartengono a un domani lontano: le scelte di questi anni stanno già determinando il mondo in cui vivremo nei prossimi decenni
Nel 2025 emissioni toccano record (38,4 mld tonnellate); sette limiti planetari superati. Finestra di poche legislature prima del tipping point irreversibile. Per manager tech: Green Deal EU impone 90% riduzione entro 2040, compliance urgente e reshape supply chain/energia; transizione energetica accelera per geopolitica.







