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Assolto in Cassazione un fiorentino accusato di diffamazione
FIRENZEApostrofò il legale del condominio, contro il quale era andato in causa, "avvocato delle cause perse" durante un’infuocata assemblea tra proprietari. Ma dopo una condanna, la Cassazione ha assolto l’imputato dall’accusa di diffamazione aggravata, in quanto egli "si è espresso in termini certamente critici nei confronti dell’operato professionale" della professionista, "ma senza trascendere in attacchi personali, finalizzati all’unico scopo di aggredire la sfera morale altrui, non emergendo la gratuità delle parole e neppure la loro idoneità a esporre allo scherno e al ludibrio degli astanti la destinataria di tali espressioni". Anche perché, si legge ancora nella sentenza, la causa contro di lui l’avvocato l’aveva persa davvero. In una lettera, inviata a tutti i condomini, il 68enne, titolare di un immobile a Firenze, si era sfogato accusando l’avvocato del condominio di aver violato le norme deontologiche avendo conferito direttamente con lui senza passare dal suo legale, e l’aveva definita "incompetente" e "capace di perdere tutte le cause". Per la Cassazione, ha manifestato il suo pensiero, avvalendosi del diritto di critica garantito dall’articolo 21 della Costituzione e dell’articolo 10 della Cedu. Una libertà individuale ribadita nella decisione che ha accolto il ricorso dei legali dell’imputato, gli avvocati Cosimo Magazzini e Massimiliano Manzo, è pertanto annullato senza rinvio della condanna (una multa) "perché il fatto non costituisce reato". "L’imputato era un condomino che, abitando all’ultimo piano del palazzo, era divenuto destinatario di azioni da parte del condominio, tipo per il riconoscimento della servitù di passo, procedimenti sempre vinti - spiega l’avvocato Magazzini -. In questo contesto vi era un’anomalia perché l’avvocato del condominio partecipava alle assemblee senza preventivamente avvisare i condomini e i legali dell’imputato cosicché quest’ultimo si trovava a dibattere all’assemblea direttamente con l’avvocato delle cause pendenti contro di lui. Stufo di tale condotta, ad una assemblea l’imputato ha letto una missiva diretta all’amministratore". Con la definizione di "avvocato delle cause perse", l’imputato, scrivono i giudici, è rimasto entro il perimetro della continenza dell’espressione. "Nel rivolgersi all’assemblea dei condomini per segnalare quello che, a suo modo di vedere, e forte dell’evidenza dei risultati raggiunti nella sede giudziaria, era stato un comportamento scarsamente professionale del difensore del condominio, ha esercitato correttamente il suo diritto di critica. Non può infatti dirsi che egli si sia reso protagonista di un attacco personale, solo perché ha posto in rilievo, seppure con espressioni colorite, i risultati negativi della sua attività professionale e stigmatizzando negativamente la condotta deontologica, esplicitando le ragioni di critica".Stefano Brogioni









