All’alba di questo decennio, soprattutto a partire dal 2022, la Spagna ha vissuto un vero e proprio boom delle energie rinnovabili che ha fatto impennare l’installazione di pannelli fotovoltaici e, in misura minore, di turbine eoliche. Così è riuscita ad attenuare in parte, anche se meno di quanto si sperava, l’impatto della crisi energetica scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina. E sta riuscendo, stavolta su larga scala, ad avere uno scudo protettivo contro le conseguenze della guerra in Medio Oriente e della pericolosa chiusura dello stretto di Hormuz, che solo ora sembra giunta al termine.

Uno studio pubblicato martedì scorso dalla Ember, un prestigioso gruppo internazionale di analisti specializzati in energia e politiche climatiche, stima che la scommessa sulle energie rinnovabili abbia dato alla Spagna una solida protezione di fronte all’aumento dei prezzi dell’elettricità. E quantifica in dieci euro al mese il risparmio ottenuto in media dalle famiglie sulla bolletta elettrica grazie all’energia solare ed eolica.

L’opposto di quanto è successo ad altri paesi europei, dove l’impennata del prezzo del gas – anche se inferiore a quella del 2022 e del 2023 – ha pesato sui prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica. A questo si è aggiunto un altro elemento: il conflitto in Iran si è svolto nel corso di una primavera particolarmente favorevole in Spagna per l’energia eolica, solare e anche idroelettrica, che hanno contribuito a sostituire ulteriormente il gas.