L’Italia continua a dipendere dall’estero per quasi tre quarti del proprio fabbisogno energetico e paga l’elettricità più dei principali partner europei. Anche se la corsa delle rinnovabili sta accelerando, non abbastanza da raggiungere gli obiettivi fissati al 2030.

Secondo uno studio di Teha Group, commissionato dalla Camera di commercio di Spagna in Italia, il ritardo accumulato rischia di costare al Paese circa 17 miliardi di euro l’anno tra maggiori costi energetici, acquisti di quote di CO2 e importazioni di gas naturale.

Il quadro emerge in un momento delicato per il sistema energetico nazionale. L’Italia importa ancora quasi il 74%% dell’energia consumata, confermandosi uno dei Paesi europei più dipendenti dall’estero. Allo stesso tempo il gas naturale continua a determinare il prezzo dell’elettricità per il 63% delle ore dell’anno, esponendo imprese e famiglie alla volatilità dei mercati internazionali.

Negli ultimi anni qualcosa è però cambiato. Dopo una lunga fase di stagnazione, le installazioni di fonti rinnovabili hanno accelerato sensibilmente: la capacità aggiuntiva è passata da una media di 1,7 GW annui nel periodo 2019-2022 a 7,2 GW nel 2025.

Nonostante questa crescita, il Paese rischia di arrivare al 2030 con una capacità installata da fonti rinnovabili pari a 101,9 GW, circa 29 GW in meno rispetto al livello previsto dal Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec).