Sant’Angelo Lodidigiano, 22 giugno 2026 – La visita del Papa è stata anche questo: amicizia. Non solo lo stadio pieno, l’elicottero, i cori dei Grest, la basilica, le parole su Madre Cabrini e l’applauso lungo dopo la benedizione. Ma anche due amiche arrivate insieme, due ragazzi cresciuti nello stesso paese, un gruppo di giovani ucraini con una bandiera in mano e la pace come unica preghiera. Nel deflusso lento dopo la ripartenza di Leone XIV, Sant’Angelo aveva ancora addosso il caldo, la stanchezza e una felicità difficile da smontare. Arianna Rossi, 42 anni, maestra di sostegno di Codogno, era arrivata lasciando l’auto a Graffignana e raggiungendo Sant’Angelo in bicicletta. “Sono molto legata a Madre Cabrini, perché è la protettrice dei migranti e degli ultimi. È un legame che sento anche nel mio lavoro”, racconta. Accanto a lei Angela Bianco, 42 anni, caregiver di Casalpusterlengo, amica di una vita. La loro è un’amicizia nata vent’anni fa sui banchi del liceo pedagogico e diventata, negli anni, una storia di fede e umanità condivisa.
Il richiamo a Madre Cabrini
“Io ci credo veramente. Verso il Papa sento una sorta di figliolanza - spiega Angela - È un uomo coraggioso, del nostro tempo, capace di rimettere a posto i tasselli. Porta con sé la multiculturalità, il melting pot con cui si è sempre confrontato”. Una cifra emersa anche nelle parole pronunciate dal Pontefice in basilica, quando ha richiamato l’attualità della missione di Madre Cabrini verso migranti, poveri, detenuti e ultimi. Arianna sorride: “È stato emozionante vederlo. Però adesso mi sa che torno in ambulanza per il caldo”. Poi la battuta, tenerissima: “Sono venuta anche per amore del cantante”.













