Pavia. «Grazie sindaco. Grazie per la grande accoglienza ricevuta dalla città». Papa Leone XIV, mentre lascia Pavia intorno alle 18,45 di sabato pomeriggio, consegna i propri ringraziamenti al primo cittadino Michele Lissia perché li trasferisca ai pavesi. E lo fa al campo da rugby del Cus, poco prima di salire sull’elicottero che lo porterà a Sant’Angelo Lodigiano, paese natale di Francesca Cabrini. Il pontefice saluta le autorità, il governatore di Regione Lombardia Attilio Fontana, la prefetta Francesca De Carlini e il presidente della Provincia Giovani Palli. E ringrazia la cittadinanza che lo ha accolto in un abbraccio carico di affetto e di stima. «Ha voluto ringraziare la città. Lo ha ripetuto per ben due volte ed è necessario che io lo riferisca ai pavesi - spiega il sindaco Lissia -. Ho avuto l’impressione che fosse molto contento del modo in cui è stato accolto, del calore, dell’affetto e dell’interesse dimostratogli. Pavia ha trasmesso in modo nitido la propria emozione e credo che il pontefice ne sia stato colpito». Papa Leone ha colto la gioia profonda che i fedeli, e non solo, hanno voluto comunicargli, definendo “festosa” l’accoglienza ricevuta durante una visita pastorale organizzata in più tappe. Ha incontrato la sofferenza, ha visto scienza, tecnologia e ricerca unirsi per dare speranza, si è avvicinato ai più fragili e ha pregato dinnanzi alle reliquie di Sant’Agostino per poi rivolgere lo sguardo ai giovani e parlare ai tanti fedeli che lo hanno atteso sfidando il caldo insopportabile. Fino ad affidare Pavia alla Madonna di Piazza Grande. Il sindaco Lissia la definisce “una giornata storica”. «Il pontefice è profondamente affezionato alla città di Sant’Agostino, che è compatrono di Pavia. È venuto qui più volte e ha voluto tornarci dopo la sua elezione al soglio di Pietro. Una visita pastorale particolarmente intensa e carica di significato. Il pontefice ha percepito l’emozione delle persone con disabilità, la gioia dei giovani, la commozione delle comunità straniere, la vicinanza del mondo istituzionale. Ci ha donato il rosario e la medaglia del suo papato», racconta il sindaco, ricordando che si percepiva, nei giorni precedenti alla visita, «un particolare entusiasmo per un momento storico». Il primo cittadino sottolinea «la tenerezza, la capacità all’ascolto e la disponibilità al dialogo» di Papa Leone. «Ci ha trasmesso la sua grande umanità e, con parole chiare, la sua vicinanza. Mi ha colpito come abbia declinato il suo discorso parlando di Pavia, cogliendone gli elementi salienti e apprezzandola dal punto di vista storico e culturale. Ha parlato della sua grandezza e del suo futuro». Una città «dalla bellezza esigente, in quanto rappresenta l’eredità preziosa di un passato che diventa impegno per il presente», aveva infatti detto il Santo Padre in piazza della Vittoria rivolgendosi ai fedeli. Per poi aggiungere: «Ma la città è una per tutti. Il popolo che la abita vi costituisce una società ed essere sociali significa essere solidali, motivati dal bene comune e non da interessi di parte». Essere comunità diventa quindi fondamentale. Lo sottolinea Papa Leone e lo sostiene il sindaco che, nel suo intervento, aveva rimarcato: «Una città che produce conoscenza deve chiedersi per chi la produce. Una città che forma giovani deve chiedersi quale futuro consegna loro. Una città che cura deve ricordare che ogni fragilità è anche una responsabilità collettiva». «Mi hanno colpito le parole del pontefice che ha dimostrato di conoscere Pavia nel profondo - spiega Lissia -. Ho visto molti punti di contatto nel suo discorso, in quello del vescovo Corrado Sanguineti e nel mio. È stata rimarcata la necessità di prendersi cura delle persone e l’importanza di essere un’unica comunità, capace di condividere gioia e dolore ma anche di procedere insieme. La dignità della persona, la giustizia, il lavoro, la solidarietà, l’accoglienza delle diversità devono diventare i criteri con i quali una comunità misura il proprio grado di civiltà».