PAVIA. Un accento su «accoglienza, educazione, cultura», poi la riflessione sul termine “città”, e il «sapere come forma di cura», infine, la solidarietà che, anche a Pavia, non lascia indietro nessuno. Sono questi i messaggi che papa Leone XIV ha voluto lasciare alla città di Pavia, al termine della visita pastorale di ieri. Tanti i temi toccati dal pontefice nel suo discorso, di non più otto minuti, con il quale si è rivolto alla comunità religiosa e civile della città. E ai giovani riuniti in piazza Duomo, il Papa ha lanciato un messaggio forte: «Se vogliamo che il mondo viva in pace - ha detto Prevost - dovete dire basta a parole d’odio e insulti che generano solo guerra. Siate costruttori di pace e promotori di riconciliazione».

(lapresse)

L’intervento Non a caso è proprio “città” la parole che Leone pronuncia di più dal palco di piazza della Vittoria: nove volte. Seguono “Pavia” (sette volte), “vita” (sei volte) e “cura” (cinque volte). «La città è un dono e un compito per chi vi abita - dice Leone -. Ci troviamo tra monumenti che parlano di voi, e che perciò parlano a voi. Mi riferisco non solo a quelli antichi, ma alle case, alle scuole, all’università, all’ospedale, ai centri parrocchiali. Sono tutti luoghi significativi, strutture dotate di senso proprio, che testimoniano accoglienza, educazione, cultura. In forme distinte attestano una medesima cura della persona-in-comunità, con la sua dignità e i suoi valori, quelli che vi uniscono come un solo popolo e che sono anche alla base della Carta Costituzionale italiana». E proprio sulla parola “Costituzione”, scatta uno dei tanti applausi che hanno accompagnato le parole del pontefice.