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Massimiliano Nerozzi, inviato ad Atlanta
Il fuoriclasse iberico si dice fiducioso. Ma il C.t. spagnolo avverte: «Non è ancora pronto per giocare 90 minuti»
Viva la sincerità: «Dite che avevo la faccia seria durante l’ultimo allenamento? Ho giocato alla Playstation tutta notte, avevo solo sonno», se la ride Lamine Yamal sul red carpet di Spagna-Arabia Saudita, in menù a mezzogiorno di Atlanta (le 18 italiane), dove il tetto della Mercedes Arena potrebbe servire più per due gocce di pioggia e l’umidità che per il sole, visto che qui, solitamente, va molto peggio dei 30 gradi previsti.
La notte prima degli esami non deve aver messo troppa ansia alla star della Roja , che pure non può sbagliare dopo il pareggio con Capo Verde, per non complicarsi un girone H fatto a misura di favorite (l’altra è l’Uruguay).Resta però il dubbio shakespeariano, essere o non essere (titolare): «Lamine non è pronto per giocare 90 minuti, è disponibile, ma non vogliamo correre rischi», accenna Luis de la Fuente, il c.t. Non è un dilemma da poco, se i disagi nell’esordio sono nati dall’assenza di uno contro uno sulle corsie, anche per il contemporaneo forfait di Nico Williams, pure lui a corto di minutaggio. «Ci sono altri giocatori che eccellono in cose diverse — spiega la situazione Gavi — ma avere Yamal ci dà tantissimo. Nell’ultima partita non siamo stati efficaci nei passaggi e nei movimenti, ma è chiaro che la sua presenza rende la squadra molto più pericolosa». Pure perché l’Arabia Saudita, contro l’Uruguay di Bielsa, non uno sprovveduto, s’è dimostrata Nazionale organizzata. Dopodiché, più che delle Furie rosse, si parla del numero 19, mai così one man show, atteso in questa sua prima Coppa del Mondo: «Ma la mia ossessione non è stare nella stanza e pensare che Mbappé o Messi hanno segnato un gol e che anch’io voglio segnare — ribatte Yamal — me ne frego, perché loro hanno almeno dieci anni di vantaggio. E il mio stile di gioco è solo uno: godere e vincere». Come detto, sa di avere i riflettori puntati che, andasse male, diventerebbero carabine: «La sto prendendo con molta calma, non è niente di diverso: so chi sono, sia in Spagna che all’estero, cerco solo di dare il massimo.Alla fine, le persone vogliono vederti perché fai cose che gli piacciono in campo». Anche se lui non è uno qualunque: «L’Arabia Saudita mi metterà tre giocatori addosso? Al Barcellona siamo già abituati».













