I predestinati li riconosci dagli attimi, dalla capacità di mordere il momento e trasformare il flusso del tempo in qualcosa di proprio. Lamine Yamal, 18 anni, spagnolo di Barcellona, stimmate e pressioni dei Grandi, impiega 43 secondi ad afferrare l’attimo e a mostrare ai 68 mila dell’Atlanta Stadium - impianto gioiello, aria condizionata e fresco che non cancella l’Hydration break e i sonori fischi che lo salutano – che è tornato. Controllo di palla, dribbling secco sulla sinistra e palla in mezzo all’area, prima incursione sul muro saudita che si sgretolerà da lì a poco. Il figlio de La Masia corre, contrasta, tira (4 volte), crossa (6) e segna dopo 11 minuti il gol del vantaggio in scivolata da due passi contro l’Arabia Saudita che fa scrollare di dosso incubi capoverdiani agli spagnoli. Il digiuno della Roja ai Mondiali finisce dopo 299 minuti, l’ultimo olè fu di Alvaro Morata nel 2022 contro la Sud Corea, partita indirizzata e mai più in discussione. È tutto Yamal, il ragazzo che non si sente – parole sue – «ossessionato dai gol» e non sente la pressione di Mbappé e Messi che moltiplicano occasioni e reti. «Dobbiamo solo vincere», aveva detto l’allenatore Luis De La Fuente alla vigilia, ieri nel giorno del 65° compleanno ha festeggiato nel migliore dei modi: «La squadra ha giocato una grande partita, creando più occasioni e segnando gol». Sull’impiego di Yamal 48 ore fa aveva sottolineato che poteva giocare «55 minuti, 58, 63». Ma sapendo bene, lo si leggeva fra le righe, lo si sentiva nelle pieghe della voce, che non c’è Spagna senza Yamal. Non era questione insomma di «se avrebbe giocato», non poteva esserlo per due ragioni. La prima è che il ragazzo è pienamente ristabilito dall’infortunio alla coscia patito in aprile; la seconda è che sarebbe stato un rischio risparmiarlo per il secondo tempo. Meglio provare a indirizzare da subito il match. Missione riuscita, senza patemi, convincendo nel gioco, fluido attorno a Pedri-Rodri e Olmo e imprevedibile lungo le fasce dove Porro dialoga con Yamal e Banea con Cucurella. Yamal gioca, sgasa, danza con la palla, vince un contrasto duro – non proprio il suo mestiere – e poi dopo 45 minuti saluta (meno, comunque, delle previsioni di De La Fuente), lo rivedremo con l’Uruguay, minuti e non ore in campo, probabilmente. Sipario allora sulla partita, diventata ormai formalità e passatempo nei secondi 45 minuti. Un autogol al 3’ disegna il definitivo 4-0, il Var cancella la Manita (Ferran Torres in fuorigioco al 90’). «Lamine conosce i momenti della partita, quando deve attaccare, dare copertura... Si vede che Lamine è incredibilmente motivato, e lo è tutta la squadra», l’analisi di un sollevato Porro. Yamal offusca tutto, non il sorriso pieno di Oyarzabal: zero palloni toccati in 30 minuti contro Capo Verde e centro delle critiche. Ieri doppietta, una traversa con un tocco delizioso e tante sponde. Come Yamal esce al 45’. Predestinato il primo, Man of The Match il secondo. Può bastare così.