Per anni l’Australia è stata considerata l’ultima grande fortezza contro l’influenza aviaria H5N1. Un continente protetto da due barriere apparentemente invalicabili: la sua posizione geografica, isolata da migliaia di chilometri di oceano, e uno dei sistemi di biosicurezza più severi al mondo, costruito per impedire l’ingresso di malattie animali attraverso controlli rigorosi alle frontiere e sulle importazioni. Eppure non è bastato.

Con la conferma della presenza del ceppo H5N1 in uno stercorario bruno trovato nel Parco Nazionale di Cape Le Grand, nell'Australia Occidentale, il virus ha completato la sua avanzata globale. Ora l'influenza aviaria altamente patogena è presente in tutti i continenti del pianeta.

L’ultimo continente a cedere

In realtà il virus aveva già raggiunto territori australiani nel novembre scorso, quando era stato individuato sull’Isola Heard, remoto avamposto subantartico australiano situato nell’Oceano Indiano meridionale. Allora gli esperti avevano lanciato un primo allarme, ma la distanza estrema dalla terraferma aveva lasciato spazio alla speranza che il continente potesse ancora essere protetto. Quella speranza è durata pochi mesi.

L’esemplare risultato positivo è stato recuperato domenica su una spiaggia remota di Cape Le Grand, circa 700 chilometri a sud-est di Perth. L’uccello era in condizioni critiche ed è morto nella notte successiva. Le analisi hanno confermato la presenza dell’H5N1, il ceppo che negli ultimi anni ha causato epidemie devastanti tra gli uccelli selvatici e domestici in tutto il mondo.