Primi casi di influenza aviaria H5N1 rilevati in Australia. Ora il virus ad alta patogenicità si è diffuso in tutti i continenti, aumentando ulteriormente il rischio di una pandemia.

Stercorario bruno, uno degli uccelli trovati positivi al virus dell’influenza aviaria A(H5N1) in Australia. Credit: iStock

Il virus dell'influenza aviaria A (H5N1) ad alta patogenicità (HPAI) è stato rilevato per la prima volta in Australia. Ciò significa che la grave epidemia scoppiata alla fine del 2021, nell'arco di cinque anni è riuscita a raggiungere tutti i continenti del pianeta. La diffusione nella “terra dei canguri” per gli esperti è un segnale molto preoccupante, soprattutto per l'impatto catastrofico che potrebbe avere sulla fauna selvatica autoctona e gli allevamenti di bestiame, in particolar modo pollame ma anche bovini da latte (dal 2024 è stato dimostrato che l'influenza aviaria, incredibilmente, colpisce anche le mucche). Chiaramente ciò rappresenta un rischio anche per la trasmissione all'essere umano: più il virus circola, maggiori sono le probabilità di mutazioni in grado di favorire lo spillover. Ad oggi sono stati riscontrati solo pochi casi associati a persone che hanno lavorato a stretto contatto con animali infetti come allevatori e veterinari (o che comunque hanno interagito con essi), come nel caso di un decesso confermato negli Stati Uniti. Ciò che è certo è che l'estrema diffusione di questo ceppo altamente patogeno, che ha causato la morte di milioni di animali in tutto il mondo (sia tra i selvatici che tra quelli di interesse commerciale, come le galline ovaiole) rischia di devastare diverse popolazioni di specie endemiche dell'Australia, cioè che vivono solo lì.