Sulle spiagge nere battute dai venti polari dell’Isola di Heard, in mezzo all’Oceano Indiano meridionale, gli scienziati hanno trovato qualcosa che non avrebbe mai dovuto arrivare fin laggiù: i corpi senza vita di elefanti marini, vittime di un virus europeo che, ormai, ha imparato troppo bene a viaggiare. È così che l’influenza aviaria H5N1 ad alta patogenicità ha fatto il suo ingresso in un territorio australiano, attraversando oceani, rotte migratorie e specie diverse, fino a colpire mammiferi lontani anni luce dalla definizione di “fauna aviaria”. E per l’Australia, una delle nazioni che più ha fatto affidamento sulla propria distanza geografica per difendersi dalle malattie zoonotiche, questa non è soltanto una notizia sanitaria: è un segnale inquietante.
H5N5 potrebbe essere la prossima pandemia? Ecco cosa sappiamo dell’altro ceppo di influenza aviaria
23 Novembre 2025
La conferma di H5N1 clade 2.3.4.4b
Le autorità federali australiane hanno confermato la presenza dell’H5N1 altamente patogeno sull’isola, a 4 mila chilometri a sud-ovest di Perth. È il primo rilevamento del virus in un territorio australiano — non sulla terraferma, ma comunque all’interno della giurisdizione nazionale. Il ceppo in questione è H5N1 clade 2.3.4.4b. Si tratta di un virus di origine eurasiatica, il suo antenato risale al ceppo H5 classico comparso per la prima volta negli anni Novanta. Negli ultimi due cicli pandemici, questo clade si è evoluto, ha formato decine di genotipi e ha iniziato a diffondersi a livello globale tramite uccelli acquatici migratori. Dal 2020 in poi, il clade 2.3.4.4b si è imposto come dominante: ha sostituito altri sottotipi e ha causato focolai su più continenti — in Europa, Asia, Africa, Americhe e oltre. Non riguarda più solo il pollame: il virus ad alta patogenicità è stato isolato nuovamente in uccelli selvatici, in animali marini, in mammiferi terrestri e persino in bovini da latte.








