Sappiamo bene quanto spesso, nella storia del cinema, sia capitato che un solo film garantisse la carriera a vita di una star e, nel caso di Russell Crowe, dopo l’impatto avuto con “Il Gladiatore”, questo discorso vale senz’altro. L’attore neozelandese, protagonista del cult degli anni Duemila firmato da Ridley Scott, è ancora oggi osannato da una schiera instancabile di fan per la straordinaria interpretazione nei panni di Massimo Decimo Meridio, il generale romano disposto a mettersi contro l’imperatore Commodo pur di vendicare l’ingiusta morte della propria famiglia.

Per un ruolo tanto delicato, nel quale alla tempra e alla prontezza fisica di un condottiero si è accompagnata una profonda apertura emotiva, Crowe ha ricevuto nel 2001 il premio Oscar come miglior attore protagonista, dopo essersi già fatto notare in precedenza con pellicole acclamate come “L.A. Confidential” e “Insider - Dietro la verità”. Il riscontro ottenuto con “Il Gladiatore”, tuttavia, è stato di tale portata da renderlo, nel giro di pochissimo tempo, uno dei volti più riconoscibili dell’intera scena hollywoodiana, avviandolo a una fase enormemente prolifica della sua carriera che lo ha visto apparire in “A beautiful mind”, “Master & Commander”, “Cinderella Man”, “Quel treno per Yuma” e, nuovamente, al fianco di Ridley Scott in “American Gangster”. A venticinque anni di distanza da “Il Gladiatore”, Crowe è tornato a ricoprire un ruolo di primissimo piano in un film storico, interpretando in “Norimberga” di James Vanderbilt il gerarca nazista Hermann Göring. Ancora una volta, l’attore ha saputo distinguersi con una prova di grande spessore, ricevendo ampi consensi dalla critica cinematografica.