“La produzione e gli autori de Il Gladiatore volevano convincermi a girare scene d’amore con le protagoniste femminili, ma io mi opposi. Ripetevo: questo è un film sull’amore di un uomo per la sua donna e loro figlio. Per fortuna riuscii a convincerli. Il segreto del successo di quel grande titolo è tutto lì”. Sono passati 25 anni dal boom del film di Ridley Scott che trasformò un giovane attore neozelandese in una star da Oscar “con il mondo ai piedi”. E da allora Russel Crowe ha interpretato decine di titoli e fatto parlare di sé con Beautiful Mind e Master & Commander, Cinderella Man e Robin Hood. Ma oggi al Taormina Film Festival, incontrando i giovani delle scuole di cinema siciliane, e con un (bel) film presentato al festival, il thriller La vendetta perfetta (distribuito in Italia da Minerva dal 26 agosto, con anteprime dal 10 nelle arene) e incalzato dalle domande del direttore artistico del Tff Tiziana Rocca, non ha potuto evitare di tornare a parlare del personaggio di Massimo Decimo Meridio, svelando altri retroscena su quel film amatissimo in particolare in Italia e criticando con sincerità il sequel, uscito nel 2024.“All’epoca – ha raccontato Crowe - uno dei produttori voleva scene di sesso tra Massimo e i personaggi femminili. Io continuavo a oppormi. Dicevo: ‘Questa è la storia di un uomo che sta vendicando la morte di sua moglie e di suo figlio. Non può esserci un momento, in quel viaggio, in cui si ferma e va a letto con qualcuno. Non ha alcun senso, distruggerebbe il viaggio stesso’. Ho ricevuto lettere, ma sono rimasto fermo sulle mie posizioni e, fortunatamente per me, Ridley Scott, anche se avrebbe adorato girare una scena di sesso tra me e Connie Nielsen, fu d’accordo con me, già allora”. “Non a caso – ha svelato ancora Crowe – dalla seconda settimana in sala è successa una cosa che non molti sanno: a livello globale ci sono sempre state più donne che uomini. Perché non parla di vendetta, come pure sembra, ma di ristabilire giustizia. Una sfumatura sottile, che però fa la differenza”.Crowe ha chiarito con sincerità che il sequel, uscito 24 anni dopo, non gli è piaciuto: “Ha incassato a malapena al botteghino quanto il primo. E se calcolate quanto sia cambiato il valore del dollaro in questi 20 anni, hanno fallito. Ed è successo perché non hanno capito il motivo del successo del primo: il suo nucleo morale. E’ per questo che quel film è amato. Stasera, in qualche parte del mondo, ci sarà una rete tv che trasmette questo film in prima serata, a 26 anni di distanza. Ed è sulle piattaforme streaming. Perché, in un certo senso, tutti vogliamo essere quel tipo di persona: capace di rimanere così forte, se sei un uomo. E tutte vogliamo un uomo che ci ami in quel modo, se sei una donna che non dimentichi mai e che porti quel viaggio fino in fondo, assicurandosi che la propria famiglia riceva giustizia”.Crowe ha anche svelato qualche retroscena sulle scene d’azione girate ne Il Gladiatore: “All’epoca ero giovane e pazzo, non ho quasi mai chiesto una controfigura. Una volta ho anche preso una mazzata in pieno viso. E oggi i miei tendini protestano per le pazzie di allora”. Eppure, è quello il personaggio cinematografico che rivisiterebbe, “stavolta rimanendo vivo”. Nell’incontro taorminese c’è stato spazio anche per un commento sulla recente, strepitosa interpretazione di Hermann Goering, il numero 2 del Nazismo, processato a Norimberga: “Ho voluto calarmi nei panni di un cattivo, evidenziandone le sfumature. La gente n e è rimasta affascinata, ed è stato il mio messaggio: attenti, il male può essere carismatico. Ci sono leader politici anche oggi, che fanno cose brutte ma vengo autorizzati dalle persone che li hanno messi per il loro carisma. Ecco: diffidate del carisma”.
Russel Crowe: “Il Gladiatore? In realtà era un film d’amore, e il secondo non mi ha convinto”
L’attore premio Oscar al Taormina Film Festival: “Diffidate del carisma, guardate quanti guai combina nel mondo”












