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Anna Fregonara

Nuovi studi confermano che un piatto pieno «inganna» il cervello, inducendolo a consumare più di quanto sarebbe necessario rispetto ai messaggi di bisogno che arrivano dal corpo

Pensate all’ultimo pasto che avete consumato e chiedetevi perché avete mangiato proprio quella quantità, né più né meno. Probabile che la vostra risposta avrà a che fare con quanto eravate affamati o sazi.

La sazietàPer molti anni i ricercatori hanno ritenuto che la quantità di cibo consumata da ognuno fosse determinata principalmente da segnali fisiologici interni: si inizia a mangiare quando si ha fame e si smette quando si è sazi. «La sazietà è la sensazione di assenza di fame che si articola in due momenti che si susseguono nel pasto: la saziazione, che esprime la fine del desiderio di mangiare durante il pasto, legata alla quantità di cibo ingerita, e la sazietà tardiva, la sensazione prolungata di assenza di fame che determina l’intervallo tra un pasto e l’altro» spiega Annalisa Giosuè, medico e ricercatrice presso l’Unità di Nutrizione, Diabete e Metabolismo del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli. «L’appetito, al contrario, è determinato dal piacere legato al cibo, dalla percezione sensoriale e risente di fattori ambientali, psicologici, dello stato emotivo».