"Il 19 giugno del 1996 l’Alluvione della Versilia fece ben 13 morti e 1500 sfollati. Ed erano le ore 13 quando l’evento registrò il culmine". L’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, a distanza di 30 anni, ha presentato i risultati del monitoraggio trentennale degli interventi per la sistemazione delle frane con opere vive (Nature Based Solutions), allora sperimentati. L’occasione è stata l’Assemblea nazionale Aipin presso la sede dell’Università di Firenze (Main Lab). "Oggi – afferma Federico Preti (nella foto), docente di Idraulica dell’Università di Firenze e Presidente Nazionale dell’associazione – sappiamo che i versanti sono stabili (fattore di sicurezza aumentato, quindi adattamento e resilienza agli effetti del cambio climatuci, quale evoluzione della vegetazione si è avuta), quanto resiste ancora il legname (tronchi di castagno) e quanto è aumentata la biodiversità (indicatori microganismi e pedofauna). Sono state raggiunte pienamente le finalità dell’ingegneria naturalistica tecnico-funzionale, ecologica, paesaggistica e socio-economica per mitigare gli effetti di un evento talmente catastrofico ed eccezionale da aver fatto coniare per la prima volta il termine “bomba d’acqua”". Aipin ha inoltre confermato di aver inviato propri contributi al Mase per sostenere il Piano Nazionale di Ripristino che obbliga -in tempi serrati e sin d’ora- alla rigenerazione di corsi d’acqua, ecosistemi degradati urbani, agroforestali, marini, costieri e alla piantagione di nuovi alberi. Tutte attività che si concretizzeranno mediante utilizzo di ingegneria naturalistica.