Ferrara, 21 giugno 2026 – Sale la temperatura e va giù, ancora più giù il Grande Fiume. In alcuni punti un catino che boccheggia, una lingua d’acqua stretta tra isole affiorate e la sponda. “Qui sembra un canyon, un torrentello”, dice con un po’ d’affetto per quel gigante stanco Giuliano Poggioli, 70 anni, pescatore da una vita, da quando ha lasciato il banco di tornitore.
I baffoni, la barca che scivola lenta, tutti lo conoscono tra quelle sponde, la sua casa. Poco più di un rigagnolo, strozzato in quel tratto che si trova all’altezza di Bondeno e Stienta (Rovigo). Arriva appena al ginocchio, attorno il rumore dell’acqua.
“E a Pontelagoscuro è ancora peggio”, punta il dito Poggioli. E’ emersa da alcuni giorni un’isola, un gigantesco banco di sabbia che blocca la porta d’acqua verso la città di Ferrara, la conca del canale Boicelli è poco più di un acquitrino.
"Ci siamo impantanati e abbiamo dovuto spingere la barca”
“Ci siamo incagliati con la nostra barca, da qui non si passa, non passa più nessuno. Abbiamo provato, ero con mio nipote Ludovico, a passare. Ci siamo impantanati e abbiamo dovuto spingere la barca per farla uscire dalla secca, con i piedi nella fanghiglia”.













