Ormai è un martellamento. E i timori di Palazzo Chigi, che non si trattasse di un attacco isolato, si sono rivelati fondati. Forse Meloni e i suoi avrebbero dovuto riflettere sul tenore delle prime reazioni di venerdì ai contenuti dell’intervista del Presidente americano alla 7: «I deliri di Trump» li aveva definiti il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Fazzolari, magari senza pensare che per quanto sgradevoli potessero essere, se tu dai del matto a chi li ha formulati, non stai andando esattamente in direzione di un appeasement.
Meloni punta il dito verso Trump: il video virale che avrebbe irritato il presidente Usa
Il problema di Meloni è che se tu stai cercando di non mostrarti sottomessa a un interlocutore che non gode di grande apprezzamento nell’opinione pubblica italiana, dovresti chiederti, non se quello che dice è falso, ma se è verosimile. E calibrare il tenore delle reazioni su questa valutazione.
Tutto ciò che è accaduto tra Italia e Usa – parliamo della peggior crisi di rapporti nella storia di un’alleanza strategica – è figlio dell’illusione di poter condurre una relazione così importante sul piano politico e internazionale basandola solo ed esclusivamente sull’amicizia (o non) personale. Invece la diplomazia esiste proprio per chiarire, smussare, approfondire quel che a prima vista potrebbe apparire discutibile o inaccettabile. L’Italia non ha affatto negato agli Stati Uniti l’uso delle basi militari durante la guerra in Iran. Ha solo ricordato che quest’uso da oltre settant’anni è regolato da trattati che lo hanno consentito anche in momenti di tensione senza grandi problemi per l’Italia e per gli Usa.












