Nella miriade di film che nei più diversi generi e contesti narrativi hanno via via fatto ricorso al giardino come universo di rifermento reale e simbolico, esso è variabilmente chiamato a svolgere ruoli e funzioni diverse: protagonista di gran rilievo scenografico, come invece scenario ibrido, luogo intermedio; occasione compositiva e riferimento narrativo; testimone silente, comunque sagace, magari distaccato, di eventi e presenze, oppure complice partecipe della complessità dei rapporti umani; innesco di relazioni e tramite di consonanze ideali o affettive ma anche labirinto senza meta, trappola dove ci si può smarrire, strumento di seduzione e bellezza, metafora del tempo…

A fronte di questa assidua frequenza di spazi del giardino – concreti e immaginati – come ambientazione privilegiata, set adottato e ricomposto per le riprese di molta cinematografia, l’interrogativo è – senza poter certo prescindere dalle specifiche intenzionalità di registi e opere – quali forme di ricorsività, quali invarianti emergano in questo addensarsi di rappresentazioni anche in termini di procedimenti, pratiche, soluzioni tecniche.

Aggiornando oggi un loro precedente volume, Laura Falqui e Raffaele Milani tornano a sistemare un cospicuo corredo di film, tra i principali, dove la presenza del giardino determina uno scarto di significato. Disponendoli – dal giardino al parco, alle loro proiezioni in dimensioni fantastica – in una rete di riferimenti, tra ideativi e funzionali, estetiche, grammatiche e tecniche di ripresa: I giardini nel cinema L’invenzione della natura nell’immagine-movimento (Leo S. Olschki «Giardini e paesaggio», pp. 125, € 19,00). Ben oltre quelli dove il giardino è protagonista assoluto, come nei Misteri del giardino di Compton House (1982) di Peter Greenaway o nel Giardino segreto (1939) di Fred M. Wilcox, e tenendo invece fuori casi di genere dov’esso è sfondo, luogo di dichiarazioni d’amore, ospite, assoluto dalle logiche del film, come in Messaggero d’amore (1971) di Joseph Losey, Camera con vista (1985) di James Ivory, Il giardino dei Finzi-Contini (1970) di Vittorio De Sica.