Insegnante,
adoro catturare storie, istanti e dettagli. L’arte e la letteratura mi svelano
mondi, scrivo per trattenere e testimoniare.
C’è qualcosa di profondamente controcorrente, oggi, nel fermarsi davanti a un albero. Nel concedersi il tempo di guardare ciò che non chiede attenzione a colpi di notifiche e non si consuma in pochi secondi. Ancora di più se quell’albero non si trova in un bosco, con le radici nella terra e le foglie a fare conversazione con il cielo, ma nel cuore monumentale di una biblioteca. Fino al 21 agosto, l’Atrio Scamozziano della Biblioteca Civica Angelo Mai ospita «Ho sfogliato lentamente la corteccia dell’albero del cosmo», installazione firmata dal collettivo Ferrario Frères, inaugurata lo scorso 11 giugno con la curatela di Andrea Zucchinali. In atrio, il fusto verticale di un tiglio secolare, recuperato negli spazi esterni di un’ex istituto psichiatrico bergamasco, stabilizzato e lavorato, diventa qualcosa che assomiglia a un varco: un’apparizione silenziosa in mezzo a un luogo dove il tempo non corre, ma diviene esperienza in forma di carta, pergamena, manoscritti e memoria. Dentro il tronco svuotato, attraverso una fenditura, si intravede una figura umana eterea, realizzata in vetroresina e cera e illuminata a LED. Attorno, un paesaggio sonoro naturale invita a rallentare il passo, come per ricordare che certi luoghi non si attraversano soltanto: si ascoltano. «La presenza di questa installazione nell’Atrio Scamozziano esprime molto bene il senso profondo della Biblioteca Angelo Mai come custode della memoria storica», sottolinea l’assessore alla Cultura Sergio Gandi. «Attraverso l’opera di un artista bergamasco, che ha riflettuto proprio sul valore del tempo e del ricordo, la natura stessa si fa metafora della conoscenza protetta tra queste mura». Per Gandi, l’iniziativa si inserisce in un nuovo percorso della biblioteca, sempre più aperta all’arte contemporanea, «un luogo vivo: non solo custode della conoscenza, ma piazza culturale aperta alla riflessione e alla meraviglia». «Questa mostra vuole essere un invito a riscoprire il valore del tempo, della cura e della protezione della conoscenza», racconta Cristiana Iommi, responsabile della Biblioteca. «In un’epoca in cui tutto è volatile e digitale, invitiamo a fermarsi davanti a questa materia viva, a riflettere su ciò che dura, mette radici e continua a nutrirci». Dopotutto, ricorda Iommi, «uno dei principi della biblioteconomia moderna che ancora oggi guida il nostro lavoro è proprio questo: la biblioteca è un organismo che cresce».







