Abbiamo passato decenni a pensare che un bosco fosse tanto più sano quanto più assomigliava a un giardino. Via gli alberi caduti, via i tronchi marcescenti, via tutto quello che sembrava disordine. È una delle tante illusioni del nostro tempo: credere che la natura abbia bisogno della nostra ossessione per il controllo. E invece è proprio lì, in quel legno che consideriamo inutile, che si concentra una parte fondamentale della vita. Insetti che scavano e trasformano la materia, funghi che la restituiscono al terreno, muschi e licheni che colonizzano i tronchi più antichi, piccoli animali che trovano rifugio nelle cavità. Un bosco vive anche grazie a ciò che, ai nostri occhi, sembra morto.La rosalia alpina è un piccolo coleottero che vive proprio grazie agli alberi morenti e la sua presenza è uno dei segnali più affidabili della salute di una foresta: se c'è lei, significa che quell'ecosistema conserva ancora la sua complessità. È da questa consapevolezza che nasce la nuova opera di Hilario Isola per Arteparco, il percorso d'arte ideato da Paride Vitale nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (arrivato a nove opere permanenti e che quest’anno è diventato anche un festival). L'artista dedica una scultura alta tre metri proprio alla rosalia alpina, realizzata interamente a mano in rame, materiale che muterà nel tempo attraverso l’azione degli agenti atmosferici, proprio come un bosco. Il metallo si ossiderà lentamente fino ad assumere le sfumature verdi e nere del coleottero e trasformando la scultura in un organismo capace di invecchiare insieme alla natura. Il nome dell’opera è “Santa Rosalia” e rimanda inevitabilmente alla santa protettrice di Palermo che abbandonò la vita di corte per scegliere il silenzio e la solitudine. Isola intreccia queste due figure lontanissime e arriva a una riflessione che riguarda tutti noi: proteggere la natura non significa riempirla di correzioni, perché a volte il gesto più intelligente è quello che non si compie. Lasciare che un bosco segua il proprio tempo è molto più difficile che mettergli continuamente le mani addosso.
Date tempo ai boschi
Un insetto e una santa che portano lo stesso nome. E un’opera che li unisce nel racconto del modo migliore di prendersi cura del verde







