«Nessun emblema vi offre il piacere dello spettacolo interiore, poiché non vi è oggi un pittore capace di darne un’ombra triste». È il 1887 e Mallarmé, in segno di amicale sfida, sollecita Renoir a illustrare questa sua lirica, Le phénomène futur, che evoca una divinità femminile dalla bellezza ideale, «nobile creatura, vestigia di qualche epoca già maledetta», dalla «carne felice» e «dalle gambe lisce che conservano il sale del mare primigenio». Renoir è in un momento propizio per questo tipo di lavoro.

Infatti, dopo il fallimento critico e commerciale de Les Grandes Baigneuses, che sancisce il suo allontanamento dalla pittura impressionista, immerso nella quête grafica, l’artista disegna regolarmente nudi singoli, che gli permettono di precisare i contorni del suo ideale femminile sempre più atemporale. E così il disegno immaginato per il testo di Mallarmé diviene l’acquaforte di una Venere, che lo scrittore definisce «visione amica», e che serve infine come antiporta dell’intera raccolta di Pages, pubblicata nel 1891.

Oggi, fino al 5 luglio, con la mostra Renoir dessinateur – curata da Colin B. Bailey, Anne Distel, Sarah Lees e Paul Perrin, e co-organizzata da The Morgan Library & Museum di New York, dove è stata esposta dall’ottobre al febbraio scorsi (catalogo in coedizione con GrandPalais – RmnÉditions, pp. 224, € 39,00) – il Musée d’Orsay ci permette di scoprire i disegni di Renoir.