«Le scorie nucleari sono un problema per la sicurezza di tutti, non solo dei territori costretti a sotterrarli». Ieri, in un silenzioso mattino di canicola, una macchia gialla che si muove a ritmo di orchestra ha attraversato la Capitale per manifestare da una prospettiva inusuale: il Tevere. Due barconi bardati con le bandiere gialle del movimento “No scorie nella Tuscia” sono salpati da Lungotevere Flaminio per protestare vicino ai palazzi delle istituzioni. Nel frattempo i ponti di Trastevere si riempivano di altrettanti manifestanti arrivati in auto e pullman dall’alto Lazio.
«Su una questione che rappresenta un’ipoteca per migliaia di anni non può esserci una decisione calata dall’alto – ha spiegato Famiano Crucianelli, presidente dell’associazione Via Amerina e delle Forre, che da anni anima la mobilitazione – devono essere coinvolti anche i cittadini di Roma perché sarebbero parte integrante delle conseguenze, con l’eventuale inquinamento delle falde acquifere». Sottolinea il movimento No nuke: «I conflitti recenti hanno dimostrato che i siti nucleari possono diventare obiettivi sensibili, collocare una struttura di stoccaggio a poche decine di chilometri da Roma significa porre un problema anche sul piano della sicurezza».







