Il ritorno del nucleare nell’agenda del governo riporta a galla, a ogni confronto, la domanda che l’Italia trascina da decenni: dove mettere le scorie radioattive e quindi dove collocare il deposito nazionale che sarebbe dovuto essere pronto da anni. Nella Tuscia, però, quella domanda non è mai stata teorica. Da oltre quattro anni comitati, sindaci, Provincia di Viterbo, associazioni e cittadini si muovono contro l’ipotesi che il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi possa finire nel Viterbese, dove si concentra il 40 per cento delle aree individuate da Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning degli impianti nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, come potenzialmente idonee.

Ombrelli gialli sul Tevere: “Via le scorie dalla Tuscia”

Sabato 20 giugno quel movimento è arrivato a Roma sul Tevere: un battello carico di bandiere gialle con il simbolo del nucleare, ombrelli dello stesso colore e cartelli “No scorie nella Tuscia” ha attraversato il fiume con Castel Sant’Angelo sullo sfondo. Una scelta scenografica, ma soprattutto politica: trasformare una vertenza apparentemente locale in una questione nazionale e ricordare alla Capitale che il problema non si fermerebbe ai confini della Tuscia.