Abbiamo tutti bisogno di simboli. Lo è sempre stata Mona Khalil. Un simbolo per chi sente il legame alla terra e al mare da cui proviene. Un simbolo ancora più forte in una terra abusata, maltrattata, da chi ne ha fatto scempio da dentro e da fuori.

Nel 2000, dopo l’incontro rivelatore dell’anno precedente con una tartaruga che aveva deposto le uova sulla meravigliosa spiaggia di al-Mansouri, villaggio a sud di Tiro, Mona Khalil decide di convertire la sua casa di famiglia nell’Orange House Project, un progetto di eco-turismo centrato sulla tutela e salvaguardia delle tartarughe marine e di un chilometro e mezzo di costa libanese.

«HO INIZIATO con un’amica. Eravamo due donne, sole. Non sapevo nulla di tartarughe. Ho scritto all’Associazione Mediterranea per la Salvaguardia delle Tartarughe Marine per chiedere aiuto. Ci hanno mandato un biologo marino che ci ha insegnato tutto. Oggi sto vivendo il mio sogno», aveva detto qualche tempo fa in un’intervista alla stampa locale.

Mona Khalil è morta a 77 anni, ieri, in seguito alle ferite riportate nei bombardamenti israeliani del 4 giugno scorso. Mona era una di quelle che aveva deciso di restare, come aveva fatto nel 2006, durante la guerra del Tammuz, quando Israele aveva invaso il Libano del sud. Ha deciso di restare anche in questa guerra, in questa devastante occupazione israeliana che si sta esprimendo con una violenza mai vista prima in Libano.