Il caso completamente campato per aria montato contro la moglie del presidente del governo spagnolo, Begoña Gómez, ieri è salito di livello: da surreale è diventato macondiano. Ormai, solo il realismo magico può infatti sostenere la farsa costruita dal giudice Juan Carlos Peinado.

A pochi mesi dalla pensione forzata, a settembre, Peinado ha dato un colpo di coda in una investigazione partita nell’aprile di due anni fa: ieri la decisione è stata quella di rinviare giudizio Gómez, senza neppure aspettare che vengano risolti i numerosi ricorsi che sono stati presentati sull’operato del giudice, e di toglierle il passaporto, costringendola a presentarsi ogni 15 giorni in Commissariato. Una misura inaudita e soprattutto innecessaria per una persona che vive nella sede del governo, sotto lo sguardo di decine di poliziotti. Persino a José Luís Rodríguez Zapatero un altro giudice aveva respinto una simile richiesta, data la sua visibilità e l’impossibilità di lasciare il paese in maniera “discreta”, come aveva scritto lo stesso giudice nel suo caso.

La richiesta dell’adozione di queste misure estreme per Begoña Gómez è di Hazteoir, altra organizzazione di estrema destra che porta avanti la cosiddetta “accusa popolare”, una istituzione giuridica spagnola che permette a privati o associazioni di entrare in una causa penale anche se non sono direttamente danneggiati.