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Il giudice Juan Carlos Peinado ha ordinato il rinvio a giudizio di Begogña Gómez, moglie del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez. Le è stato anche confiscato il passaporto e proibito di lasciare il Paese. Dovrà comparire in tribunale due volte al mese. Questa misura senza precedenti nella recente storia spagnola è stata adottata su richiesta dei pubblici ministeri. Peinado ha imposto le stesse misure anche a Cristina Álvarez, consigliera di Gómez a La Moncloa, la residenza ufficiale del Primo Ministro. Peinado, che in precedenza si era rifiutato di limitare la libertà di movimento della moglie di Sánchez, ha ora compiuto una clamorosa inversione di rotta. Nella sentenza di sabato, non solo sostiene di ravvisare "ragionevoli motivi per sospettare un atto criminale", ma, viste le pene detentive previste dal codice penale per i reati attribuiti a entrambe le donne, ritiene anche che sussista il rischio che tentino di "sfuggire alla giustizia". Il giudice arriva persino ad affermare che gli agenti di polizia che scortano e sorvegliano la sicurezza di Gómez potrebbero aiutarle nella fuga. Il giudice si spinge ancora oltre nella sentenza, sottolineando la situazione della consorte di Sánchez: "Oltre a quanto sopra, e in modo particolarmente significativo, la posizione del marito come attuale premier è temporanea. Questa protezione o scorta da parte delle forze di sicurezza statali verrebbe meno, facilitando ulteriormente un'ipotetica fuga". Con questa argomentazione, viene confutata la posizione presentata dalla difesa che si opponeva al ritiro del passaporto e alle altre misure: l'avvocato difensore Antonio Camacho ha fatto notare che la donna vive a La Moncloa (un complesso residenziale pesantemente sorvegliato) ed è circondata da agenti di polizia che la scortano.