Negli ultimi giorni in alcuni paesi europei tra cui l’Italia è iniziata un’ondata di calore più intensa e duratura della precedente di fine maggio. Tra sabato e domenica le temperature raggiungeranno picchi di 37-38 gradi in pianura padana, nelle zone interne del centro, in Sardegna e in Puglia. Già a maggio l’arrivo di temperature così alte aveva convinto molte regioni ad adottare per tutta l’estate misure di prevenzione contro gli effetti del caldo per proteggere le lavoratrici e i lavoratori più esposti, come chi lavora nei campi, nei cantieri, nelle cave e nei vivai.
Le ordinanze regionali sono per ora l’unico strumento di questo tipo in Italia, perché manca una norma nazionale che riconosca il caldo come un rischio specifico per chi lavora. Così, negli ultimi anni, le singole regioni hanno cominciato a muoversi da sole. In vista dell’estate di quest’anno hanno adottato provvedimenti Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Puglia, a cui si aggiungono Umbria, Abruzzo, Calabria e Sicilia.
Il meccanismo è quasi identico ovunque e impone il divieto di lavorare all’aperto, tra le 12:30 e le 16, nei giorni in cui viene segnalato un rischio “alto” a causa delle alte temperature. Il sito di riferimento per capire se un giorno è ad alto rischio si chiama Worklimate 3.0 ed è stato sviluppato dal Consiglio nazionale delle ricerche e dall’INAIL: nella sezione dedicata alle previsioni è possibile individuare il rischio in base alle condizioni di lavoro, per esempio per le attività esposte al sole e ad alta intensità oppure all’ombra e a bassa intensità. Se l’azienda ricade nella porzione di mappa colorata in rosso, che indica un rischio alto, i lavoratori devono fermarsi nelle ore indicate dalle ordinanze.














