Per decenni ci siamo sdraiati al sole come lucertole felici, ignorando rughe, macchie e melanomi pur di conquistare quel color biscotto che prometteva salute, vacanze e sensualità. Poi la scienza ha iniziato a parlare chiaro: i raggi UV in eccesso accelerano l’invecchiamento cutaneo e aumentano il rischio di tumori della pelle. E così eccoci arrivati qui, nel grande regno dell’abbronzatura “senza sole”, tra mousse color caramello, spray tropicali e gocce magiche da mescolare alla crema viso. Ma davvero questi prodotti sono innocui? E soprattutto: sappiamo cosa stiamo spalmandoci addosso?

Il protagonista assoluto degli autoabbronzanti moderni è il DHA, sigla che sta per Diidrossiacetone. Nome poco sexy, diverso dal DHA acido docosaesaenoico (omega-3), ma ingrediente geniale dal punto di vista cosmetico. È un additivo colorante che reagisce con gli aminoacidi presenti nello strato più superficiale della pelle. Il fenomeno è noto come “Reazione di Maillard”, la stessa doratura che dà al pane la sua crosta scura o alla bistecca scottata il suo aspetto inconfondibile, a cui tanto tengono i giudici degli show cooking televisivi. Insomma: la pelle non si abbronza davvero, si pigmenta superficialmente.